ALBERTO DE ORESTIS.
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IL MANUALE DEL MOZZO.
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1879. Fratelli Treves Editori, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano onlus
               http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Testo curato da: Giulio Mazzolini e Antonio Preto per il "Progetto Manuzio", iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber".
Aperto a chiunque voglia collaborare, realizza la pubblicazione e la diffusione gratuita di opere letterarie in formato elettronico.
Ulteriori informazioni sul sito: http://www.liberliber.it/
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ALBERTO DE ORESTIS DI CASTELNUOVO. LUOGOTENENTE DI VASCELLO. PUBBLICATO CON AUTORIZZAZIONE del Ministero della Marina. SECONDA EDIZIONE CON AGGIUNTE.
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Dedica: AL Cavalier FEDERICO BERTONE DI SAMBUY. CAPITANO DI FREGATA. COMANDANTE LA Regia SCUOLA MOZZI. IN SEGNO DI RICONOSCENZA E DI STIMA. L'AUTORE DEDICA.
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INTRODUZIONE.
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Lomissione, nella prima edizione, di alcune parole atte a spiegare lorigine e lo scopo del presente scritto, ha fatto credere ad alcuno chesso sia nato in seguito alla lettura dellesimio lavoro del Contrammiraglio Arminjon sullAttrezzatura e Manovra delle navi.
Tengo a rettificare la cosa, poich la compilazione del Manuale ebbe principio alcuni mesi prima che venisse alla luce il citato lavoro; ed in quanto al suo scopo non saprei come meglio spiegarlo che riportando i termini della domanda colla quale chiedevo al Ministero la autorizzazione di pubblicarlo.
Allorch il sottoscritto trovavasi imbarcato sulla R. Nave Scuola Mozzi, avendo riconosciuto linsufficienza dei graduati della categoria Nocchieri per dare, a giovani totalmente nuovi alla vita di bordo, i primi rudimenti dellarte marinaresca, compilava e dettava ad essi alcune pagine contenenti le pi elementari definizioni indispensabili a coloro che per la prima volte mettono il piede su una nave.
In seguito, facendosi sempre pi imperioso il bisogno dimpartire listruzione marinaresca con un metodo razionale e profittare a tale scopo dellintelligenza sufficientemente colta dei giovani arruolati, il sottoscritto continuava il lavoro intrapreso fino a sviluppare lintero programma assegnato al corso ordinario dei Mozzi.
Lunito manoscritto intitolato Manuale del Mozzo contiene appunto le dette lezioni coordinate nel loro ordine naturale.
Il sottoscritto, quantunque convinto che questo suo lavoro sia al di sotto del titolo che porta, potendo una giusta critica riconoscerlo difettoso ed incompleto in alcuni punti, pure vista lassoluta mancanza di un libro elementare di simil genere, reputando che la sua pubblicazione possa riuscire utile alla R. Scuola Mozzi, agli allievi del 1. corso della R. Scuola di Marina, ed in alcune sue parti, anche alle scuole ed istituti nautici del Regno, prega lE. V. a volergli concedere lautorizzazione di pubblicarlo per mezzo della stampa.
Il manoscritto stesso gi da due anni usavasi nella Scuola Mozzi, ed era urgente prevenire colla stampa i numerosi errori che giornalmente accumulavansi colle successive dettature e copiature.
Pubblicato il libro del contrammiraglio Arminjon, io me ne giovai per rettificare il mio lavoro in alcuni punti ed ampliarlo in altri e cos formare di esso un prima gradino della scala per cui si giunge alla perfetta conoscenza delle pi ardue questioni di attrezzatura e manovra navale, scala che se ha un primo ed un alto gradino in questi due libri, manca disgraziatamente di molti altri intermedii.
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A. De Orestis.
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PARTE PRIMA.
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Definizioni Elementari Marittime.
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CAPITOLO 1.
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Definizioni.
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Chiamasi nave o bastimento una riunione ragionata di materiali, sia in ferro che in legno, disposti in modo da comporre un edificio galleggiante atto a trasportare pesi da un punto ad un altro, muovendosi con una sufficiente velocit.
Tutti i bastimenti hanno una parte anteriore acuminata, detta prua; una parte quasi cilindrica che forma il corpo della nave; ed una parte posteriore arrotondata, chiamata poppa.
La parte del bastimento che rimane immersa chiamasi carena od opera viva. La linea tracciata dalla superficie delle acque tranquille in giro alla nave vien detta linea di galleggiamento.
La parte emersa prende il nome di opera morta.
Ogni bastimento  simmetrico rispetto ad un piano immaginario che lo traversa nel senso della sua lunghezza. I due lati prendono il nome invariabile di dritta e sinistra.
Supposto un osservatore situato a poppa colla faccia rivolta a prua, il lato che trovasi alla sua dritta chiamasi dritta della nave; cos quello che gli rimane a sinistra prende il nome di sinistra. Cambiando di posizione losservatore, non cambiano per queste due denominazioni, ed  perci che abbiamo detto che sono invariabili, onde non si generino confusioni.
I bastimenti internamente sono generalmente divisi, nel senso della loro lunghezza, da piani orizzontali che prendono nome di ponti.
Lo spazio compreso tra il fondo della nave ed il primo ponte chiamasi stiva: quello tra il primo e secondo ponte, corridoio; al disopra evvi la batteria e poi la coverta.
I vascelli che hanno pi di una batteria le numerano dalla linea di galleggiamento a venire in s, prendendo successivamente la denominazione di 1.a, 2.a , 3.a , ecc., batteria, fino ad arrivare al ponte che non ha altri superiori e che vien sempre detto coverta.
I ponti sono sostenuti da travi orizzontali detti bagli. Chiamasi baglio maestro quello situato al punto di maggior larghezza della nave.
Ogni ponte si suppone diviso, nel senso della sua lunghezza, in due grandi sezioni; chiamasi prua la parte comprese fra la met dei bastimento e la sua estremit anteriore; poppa, laltra parte.
La coverta ha altre due divisioni: si chiama cassero la parte compresa fra lalbero centrale ed il poppiero; passavanti, lo spazio limitato dallalbero centrale e dal prodiero.
Se la prua  munita di un ponte al disopra della coverta, questo denominasi castello. Se invece  la poppa che lo possiede, allora dicesi casseretto.
La parte dellossatura del bastimento che circonda i ponti vien detta murata.
La murata di coverta termina con un assito fatto a canale, nel quale si dispongono in ordine le brande. La linea formata da queste si denomina impavesata. Le tele dipinte, destinate a preservare le brande dalla pioggia, si chiamano pavesi.
Al disopra delle impavesate vi sono leggere costruzioni che servono alla direzione del comando e per esaminare ci che accade al di fuori dei bordo. Si chiamano palchi di comando, e sono distinti collaggiunta di poppa, centro e prua, a seconda della posizione che occupano rispetto alla divisione interna della nave.
Le aperture praticate nei ponti si chiamano boccaporti. Ogni boccaporto  munito al suo contorno di un rialzo in legno, detto battente.
Alcuni boccaporti sono muniti di intelaiature con vetri e servono esclusivamente per dar aria e luce nei locali inferiori: si chiamano osteriggi. Altri hanno scale che prendono il nome dal luogo in cui sono stabilite. La scala di poppa  riservata al comandante di bordo; quella del cassero agli ufficiali; le altre servono allequipaggio per la comunicazione ordinaria fra un ponte e laltro.
Le aperture praticate nelle murale prendono il nome di portelli o portellini, a seconda della loro dimensione.
Le aperture fatte nelle murate di coverta per dare accesso alle scale esterne si chiamano barcarizzi.
Tutti gli strumenti s in tela che in metallo, fissi o temporanei, che servono a dar aria nei locali inferiori, si dicono maniche a vento.
Allorch un bastimento naviga a vela si dice sopravento il lato dal quale riceve il vento; e sottovento lopposto.
Si orza tutte le volte che si avvicina la prua al letto del vento: si poggia ogni qual volta se ne allontana la prua.
Il letto del vento  la direzione in cui esso soffia, riconoscibile dal movimento delle onde sul mare.
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CAPITOLO 2.
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Struttura generale della nave.
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Le forme delle navi non sono generate da alcuna legge matematica, ma risultano da unesperienza tradizionale. Si  sempre cercato approssimarle con pi o meno felice successo alle forme dei pesci. Acuminate le estremit che stanno nellacqua, in maniera da fendere le onde e diminuire il vuoto che necessariamente si forma sul didietro, la parte emersa invece assume le forme pi convenienti allo scopo cui la nave  destinata.
Se consideriamo una nave solo nel suo insieme di costruzione, saremo in presenza dello scafo. Esso ha un volume tale, rispetto al suo peso, che gli permette di galleggiare.
Linsieme dei pezzi che compongono uno scafo, ha una certa analogia colla spina dorsale e le costole di un corpo umano.
Il primo pezzo di costruzione  la chiglia: essa si compone di vari pezzi di legno di sezione rettangolare, impallelati ed impernati fra loro. Alle estremit della chiglia si innalzano la ruota di prora, da una parte, ed il dritto di poppa dallaltra. Fra questi vengono fissate sulla chiglia a distanze stabilite le ordinate. Queste hanno la forma di U nella parte centrale del bastimento e vanno man mano stringendosi, accostandosi alla forma di V a misura che si avvicinano alle estremit. La maggior consolidazione delle ordinate colla chiglia si ottiene mediante il paramezzale, situato superiormente alle ordinate nel punto in cui toccano la chiglia.
Limpernamento di questi tre pezzi d rigidezza e solidit allinsieme della costruzione.
La lunghezza del paramezzale  limitata dalle estremit della nave.
Le ordinate sono collegate tra loro mediante le cinte ed i legamenti diagonali.
Chiamansi cinte certi ordini di tavole messi esternamente al bastimento e che corrono da poppa a prua.
I legamenti diagonali sono striscie di ferro, che partendo dal punto in cui le ordinate son collegate colla chiglia percorrono lossatura esterna abbracciando varie ordinate.
La loro direzione  inclinata di circa 45. con la verticale.
I bagli dei ponti sono collegati colle ordinate e sostenuti da cinte interne dette dormienti. Superiormente ai bagli vi  unaltra cinta detta trincarino.
Lossatura dello scafo  ricoperta internamente ed esternamente con tavole di pino che formano il fasciame esterno od interno, a seconda della loro posizione.
Le tavole sono messe a contatto luna con laltra: lintervallo tra esse  detto comento, ed  riempiuto a forza con stoppa catramata.
Spesso, contro la ruota di prua  applicato un pezzo di costruzione che d lo slancio alla prua, e vien detto tagliamare.
I ponti sono fatti con tavole inchiodate sui bagli. Limpermeabilit delle congiunture  ottenuta mediante calafataggio dei comenti. Si chiama calafataggio loperazione di riempire di stoppa catramata e di catrame liquido le congiunture di due pezzi qualsiensi che concorrono alla costruzione di un bastimento, in maniera da impedire il passaggio dellacqua fra essi.
I bastimenti in ferro sono costrutti analogamente, colla differenza che tutti i pezzi dellossatura, compresovi il fasciame esterno, sono in ferro.
Le navi corazzate hanno un fasciame esterno molto pi voluminoso di legno teak (leggi tec), detto materasso; su di esso sono impernate le corazze. Inoltre la ruota di prua assume forma speciale che costituisce lo sperone, il quale serve per squarciare il fianco alle navi nemiche mediante lurto.
La carena delle navi di legno  generalmente fasciata con fogli di rame, onde preservarla da un rapido deterioramento.
Abbiamo detto che lo spazio compreso fra il primo ponte ed il fondo del bastimento chiamasi stiva.
La parte centrale della stiva  occupata dalla macchina.
Fanno parte della macchina:
l. Le caldaie, nelle quali mediante il fuoco del carbon fossile si cambia lacqua in vapore.
2. Il propellente (macchina), ossia il congegno che si muove sotto limpulso del vapore e trasmette il movimento al propulsore.
3. Il propulsore, ossia listrumento che agitandosi nellacqua comunica la velocit al bastimento. Pu essere formato da due ruote situate sui fianchi della nave, ovvero da unelica posta allestremit della poppa fra due dritti, ai quali si appoggia.
Nei bastimenti ad elica lo spazio che circonda lasse dellelica, che si estende dalla macchina alla poppa, chiamasi corridoio dellelica.
4. Le carboniere, o deposito del carbone.
La stiva comprende ancora la stiva, o cala di poppa o di prua, ove sono situate le casse di ferro per la conservazione dellacqua potabile, ed i cavi ed altri oggetti per la manovra della nave.
La dispensa, o magazzino dei viveri.
Il deposito dei contabili (fossalion).
Nel corridoio vi  situato il vestiario dellequipaggio chiuso in casse o scaffali; i camerini od alloggio dei contabili e bassi ufficiali (nella parte prodiera).
Lalloggio degli ufficiali (nella poppiera). La camera comune di questi vien detta quadrato.
Lospedale per gli ammalati del bordo.
La batteria  generalmente occupata dallartiglieria. In molte corazzate questa  chiusa in ridotti centrali corazzati, ovvero in ridotti costrutti alle estremit delle navi. In altre trovasi in torri girevoli che sinnalzano al disopra della coverta.
Le cucine dellequipaggio sono generalmente situate nella batteria esternamente ai ridotti.
Lalloggio del Comandante trovasi in batteria a poppa, o sotto il casseretto in coverta.
Dalle caldaie sinnalza fino ad una certa altezza dalla coverta il fumaiolo della macchina: ad esso  unito lo svaporatoio.
Il fumaiolo pu essere di un sol pezzo, od a cannocchiale.
Nei ponti, in giro al fumaiolo, vi  una fasciatura di lamiera, detta camicia del fumaiolo.
I bagli sono generalmente sostenuti nella loro parte centrale da colonne in ferro od in legno dette puntali.
Sui passavanti vi sono alcuni pezzi dalberatura di ricambio: linsieme di questi si chiama dare (drome).
Le munizioni da guerra sono conservate in locali particolari situati nelle stive. Quelli che contengono le polveri son detti Sante Barbare.
Quando la murata di coverta non ha la sistemazione necessaria per ricevervi le brande, la sua parte superiore dicesi frisata.
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CAPITOLO 3.
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Classificazione delle navi.
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Lantico naviglio aveva tipi ben definiti e francamente delineati, cominciando dalle portate pi infime e andando fino agli enormi vascelli. Oggid invece i tipi sono infiniti e talmente svariati che pu quasi asserirsi che ogni nave formi un tipo a s; quindi limpossibilit di dare delle definizioni che entrino nei dettagli.
Per sommi capi, il naviglio moderno da guerra pu dividersi nelle seguenti grandi classi:
Navi di battaglia; navi per difesa delle coste; incrociatori; trasporti.
1. Le navi di battaglia sono grandi corazzate, dette di primo o secondo ordine, a seconda della loro importanza militare; armate con cannoni chiusi in torri, ovvero in ridotti sia centrali che estremi. Sono gli elementi che entrano nella formazione delle squadre, capaci di sostenere il mare e che fanno navigazioni dimportanza sia a vela come a vapore.
2. Le navi per difesa di costa sono corazzate minori, armate con poche artiglierie e di superficie emersa molto limitata.
Disparatissimi sono gli elementi che compongono questa parte del naviglio, stendendosi dal rapido ariete alla grave batteria corazzata.
3. Incrociatori: bastimenti sia di legno che di ferro, di rapido cammino, con poche artiglierie di gran potenza, atti alle lontane navigazioni ed a prevenire quali esploratori le manovre del nemico in tempo di guerra (Fregate, Corvette, Cannoniere).
Gli avvisi, avendo comune la missione guerresca con queste navi, possono essere compresi sotto la loro denominazione.
4. I trasporti sono bastimenti di gran mole, disposti nellinterno per il trasporto sia di truppe che di cavalli e treno: non hanno importanza militare. Lo stesso dicasi riguardo ai rimorchiatori, vapori di scafo limitato, che servono ai bisogni dei dipartimenti.
Uno speciale regolamento determina invece i tipi delle navi mercantili a vela, ritenendosi che tutte le navi munite di macchina chiamansi piroscafi; e sono distinti secondo il propulsore.
Eccone i nomi:
Nave a palo, bastimento con quattro alberi verticali, tutti a vele quadre, salvo quello di poppa che ha vele auriche, e bompresso.
Nave, bastimento con tre alberi verticali, tutti a vele quadre, e bompresso.
Brigantino a palo, bastimento con tre alberi verticali: i due primi (trinchetto e maestra) a vele quadre, il terzo (mezzana) a vele auriche, e bompresso.
Nave-goletta, bastimento con tre alberi verticali, il primo (trinchetto) a vele quadre, i due altri a vele auriche, e bompresso.
Goletta a palo, bastimento con tre alberi verticali, o leggermente inclinati a poppa, tutti a vele auriche, pi qualche vela quadra allalbero di trinchetto e bompresso.
Brigantino, bastimento con due alberi verticali, tutte e due a vele quadre, e bompresso.
Brigantino-goletta, bastimento con due alberi verticali, il primo (trinchetto) a vele quadre, il secondo (maestra) a vele auriche, e bompresso.
Bombarda, bastimento con due alberi verticali (maestra e mezzana), il primo a vele quadre e stabilito quasi al centro del bastimento, il secondo a vele auriche, piccolo e collocato molto a poppa, e bompresso.
Goletta, bastimento con due alberi verticali o leggermente inclinati a poppa, ambo a vele auriche; pi qualche vela quadra volante allalbero di trinchetto, e bompresso.
Trabaccolo, bastimento con due alberi verticali (trinchetto e maestra), guerniti entrambi di vele a terzo o da trabaccolo (velo con pennoncino), e asta di fiocco.
Feluca, bastimento con due alberi verticali o leggermente inclinati a prua (trinchetto e maestra), con vela latina.
Tartana, bastimento con albero di maestra, su cui porta una gran vela latina, e bompresso,
Cutter, bastimento con un albero verticale od inclinato alquanto a poppa, con randa e controranda, e bompresso.
Esistono ancora alcuni tipi di bastimenti secondarii che tralasciamo perch non molto comuni, come sarebbero: il Bovo, il Mistico, il Navicello, ecc., ecc.
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CAPITOLO 4.
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Bastimento ancorato.
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Paragrafo 1.
Fonda. Chiamasi fonda o sorgitore uno spazio di mare in vicinanza di terra ove la distanza del fondo dalla superficie delle acque, e la natura di esso sono tali da permettere ad un bastimento di starvi ormeggiato.
La natura e laltezza del fondo si riconoscono dal bordo per mezzo dello scandaglio.
Scandaglio. Lo scandaglio  una sagola (cordicella) misurata in metri, alla cui estremit  legato un pezzo di piombo di forma conica. Questo nella sua base ha un incavo riempiuto di sevo o grasso.
Gettando lo scandaglio in mare e filandone la quantit necessaria perch il piombo giunga a toccare il terreno sottomarino, si ha laltezza del fondo dalla quantit di sagola bagnata, e la speciale natura sua dalle particelle che rimangono attaccate al sevo.
Un bastimento si ormeggia alla fonda gettando in mare un peso e restando legato ad esso per mezzo di un ormeggio.
Il peso ha una forma speciale e chiamasi ncora. (Questa  linsegna generale della marina).
ncora. Lancora  di ferro e si compone di un fuso e di due braccia terminate con due superficie triangolari, delle marre.
Nella sua parte superiore, il fuso  chiuso fra due pezzi di legno strettamente collegati fra loro con cerchi di ferro. Il loro insieme vien detto ceppo.
Il fuso termina con un anello detto cicala, sul quale  dato volta allormeggio.
Ogni bastimento  provveduto di due ncore che servono per luso ordinario e si chiamano ncore di posta e sono distinte collappellativo di dritta e sinistra, secondo il loro posto sul fianco della nave. Vha inoltre una o due ncore di riserva, dette ncore di speranza.
Catena. Lormeggio  in catena. Ogni catena  composta di anelli di ferro di forma elittica con un traversino in mezzo.
Le catene sono in varii pezzi, della lunghezza ognuno fra le quindici e le 18 braccia (27 a 32 metri); lunione e la separazione di due lunghezze si ottiene mediante un anello speciale detto maniglia. Esso ha un traversino mobile. Le catene sono misurate e marcate di 20 in 20 metri.
La loro lunghezza totale, per ogni ncora, varia fra le 7 e le 10 lunghezze.
I fori praticati sulla prua, e dai quali passano le catene, chiamansi occhi di prua (cubie).
Maniere di ormeggiarsi. Un bastimento in una rada pu stare ormeggiato sopra una o due ncore. Per il vento costringendolo a girare ed a distendere sempre lormeggio nella direzione in cui spira, il bastimento deve avere in giro una certa quantit di mare libero.
Nei porti ove questo spazio manca, un bastimento si ormeggia con due ncore di prua e delle catene o gomene di poppa in modo da rendere la sua posizione invariabile. Allora dicesi ch ormeggiato in quattro od in barba di gatto.
Palischermi. Ogni bastimento ha una certa quantit di galleggianti per comunicare colla terra.
Questi chiamansi palischermi.
I palischermi si distinguono, a seconda della loro grandezza, importanza ed uso cui sono destinati.
Le navi da guerra hanno generalmente delle barche, delle lancie, dei battelli, e degli scappavia o baleniere.
Ognuno di questi palischermi ha un numero dordine, nella sua specie.
Le lancie si riconoscono esternamente mediante dei cordoni di vari colori.
La prima lancia ha un cordone bianco
la seconda lancia ha un cordone verde
la terza lancia ha un cordone rosso
la quarta lancia ha un cordone celeste
la quinta lancia ha un cordone.
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I palischermi si muovono collaiuto dei remi e delle vele.
Alcune barche possono anche essere mosse con macchine a vapore.
In ogni remo si distingue limpugnatura, il girone, lasta e la pala.
I palischermi sono costrutti a similitudine delle navi, cio hanno chiglia, ruota di prua e dritto di poppa; ordinate, paramezzale e fasciame esterno.
Oltre a ci hanno i banchi, nellinterno.
I sedili di poppa prendono il nome di camera di poppa.
Per la voga, vi sono delle traverse messe sul fondo del palischermo, dette pedagne, e servono per puntarvi i piedi stando seduti ai banchi, e le scalmiere, che possono essere incastrate nel bordo, ovvero mobili.
Quando non esistono scalmiere, si voga con delle caviglie di ferro dette scalmi, piantate sulla frisata. In tal caso il remo  munito di uno stroppo che serve a riunirlo allo scalmo: il remo deve sempre restare a prora via dallo scalmo.
Gli scappavia posseggono anche delle pale (palette) per vogare in spazii ristretti.
Tutti i palischermi sono muniti di due ganci daccosto (gaffe), di due candelieri e di una tenda.
Per utilizzare il vento come motore, i palischermi hanno degli alberi e delle vele.
Le barche hanno generalmente due alberi verticali, trinchetto e mezzana, ed unasta di fiocco orizzontale.
Gli alberi sono tenuti dritti da una scassa fissa sul paramezzale e da una mastra (tavolone di legno), che si fissa fra due banchi con caviglie.
In alcune lancie lincastro per cui lalbero entra nella mastra  prolungato a poppa per facilitare i movimenti di alberare e disalberare; in tal caso, messo lalbero verticale, vi si fissa mediante il pettine.
I fiocchi sono triangolari: tutte le altre vele dei palischermi hanno una forma trapezoidale e sono inferite sopra pennoncini i quali sono alzati alle estremit degli alberi: esse hanno poi un punto di mura per fissare lestremit prodiera inferiore, mentre la poppiera  munita di scotta a paranco.
Le barche hanno tre vele: fiocco, trinchetto e mezzana.
Le lancie tengono un albero di trinchetto ed uno sullestremit della poppa, detto di mezzanella (mezzanetta), colle rispettive vele. Gli scappavia ed i battelli hanno generalmente un albero ed una vela sola.
Quasi tutti i bastimenti posseggono un sandaletto per la pulizia esterna del bordo nelle vicinanze del galleggiamento.
Un bastimento ancorato tiene i suoi palischermi ormeggiati di poppa, alle aste di posta, ovvero alzati alle grue.
Le aste di posta sono grosse aste di legno fissate allesterno del bastimento nella sua parte prodiera.
Sono tenuti orizzontali da un mantiglio a paranco e perpendicolari allasse longitudinale della nave mediante due venti.
Sulle aste di posta sonvi dei penzoli con radancia per lormeggio delle lancie e delle scale a tarozzi (biscagline), per comunicare facilmente fra esse ed il bordo.
Ogni palischermo ha legato sulla prua un cavo detto barbetta, che serve per il suo ormeggio.
I palischermi possono anche stare alla fonda, essendo muniti di un ancorotto col relativo cavo dormeggio.
I palischermi hanno ognuno un timone mobile da potersi fissare al dritto di poppa mediante due agugliotti e le corrispondenti femminelle.
Il timone non deve essere messo a posto che al momento di armare il palischermo e tolto tosto che il suo servizio  finito; ci perch il continuo attrito e peso di esso non venga a deteriorare prontamente le ferramenta che servono ad unirlo al palischermo.
Le grue sono pezzi di legno o di ferro fissati sul bordo nella parte poppiera o centrale della nave, e sostenuti da mantigli e da venti. Sono munite di girelle o puleggie che riunite ad un bozzello, per mezzo di un cavo, formano i paranchi delle grue. Le lancie, per essere sospese alle grue per mezzo di questi paranchi, hanno delle brache in catena, con anelli nei quali sincocciano i ganci dei bozzelli. Gli anelli sono tenuti egualmente distanti dalle murate del palischermo mediante due rizze.
Le barche, in navigazione, sono situate in coverta al centro e tenute dritte per mezzo di appositi sostegni detti cantieri.
Tutti i palischermi hanno, sul fondo, un buco chiuso con tappo detto alleggio: esso serve per vuotare lacqua che vi pu essere dentro allorch sono sospesi od issati alle grue.
Per la sua pulizia, ogni palischermo riceve un bugliolo con manico ed una sassola.
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Paragrafo 2.
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Accenneremo ora alcuni oggetti di dettaglio, che primi si presentano nella vita ordinaria del bordo.
Branda. La branda  il letto del marinaro e si compone di una tela rettangolare munita ai suoi lati minori di occhielli, di un materasso colla relativa fodera mobile, di una coperta di lana e della guarnizione.
La guarnizione consta di due capezziere con mustacci o venti e di un strafilaggio.
La branda piegata ha una forma quasi cilindrica, con tre o quattro colli di strafilaggio disposti ad ugual distanza.
La tela esuberante alle due estremit  stretta con due strangolature e ripiegata in unione alle capezziere lungo la branda stessa, ingaggiando il cavo di queste nelle passate dello strafilaggio in modo che non penda nessuna cima. Ogni marinaro, imbarcando, fa cucire sulla sua branda, il numero di ruolo assegnatogli dalle destinazioni di bordo, e lo restituisce al suo sbarco.
Lavande. Ligiene e la nettezza obbligano ad eseguire giornalmente delle pulizie speciali al bastimento.
Prima tra queste  la lavanda.
Gli oggetti usuali coi quali si eseguiscono le lavande dei ponti sono:
le scope, fatte con un arbusto alpestre, detto brusca o brugo;
le spazzole con asta (fretazzi);
gli asciugatoi o seccatoi; e le radazze;
le trombe o pompe; le tinozze ed i buglioli per il trasporto dellacqua.
Alcune volle a questi si aggiungono la sabbia e le pietre di Malta.
Nei giorni stabiliti lequipaggio lava i suoi oggetti di corredo. Per farli asciugare si usano i rastelli, per la biancheria, e le ghie delle brande per le medesime.
Pulizia. La conservazione dei metalli non dipinti si ottiene mediante la pulizia di forbimento. Si usano a tal uopo le straccie di panno e di tela bianca, il cotone in ritagli, lolio doliva o di lino, ed il mattone in polvere. Per alcune parti in ferro tenute allo stato brillante, si usa anche un pezzo dacciaio levigato, detto imbrunitoio.
Tende. Contro il sole si riparano le coverte delle navi mediante le tende destate. Queste sono stabilite orizzontalmente ad una certa distanza al disopra delle impavesate.
Ogni tenda  munita nella sua parte centrale, e nel senso della sua lunghezza, di un cavo detto vaina, e che serve a fissarla fra albero ed albero. Alcune ghie sostengono negli intermezzi la vaina onde resti orizzontale. Ai quattro angoli della tenda vi sono dei cavi denominati nervi, per distenderla.
Ai lati esterni, la tenda  munita di mattaffioni, coi quali si fissa alla draglia.
Lungo le murate della nave vi sono pali di ferro chiamati candelieri, che sostengono le draglie. Vi sono ancora delle tele dette cortine che, fissate sulle tende e lungo le murate, riparano la coverta dal sole, allorch questo non  molto alto sullorizzonte.
Nei tempi piovosi i boccaporti, muniti di grate (serrette, carabbottini), sono ricoperti con incerate, mentre le scale e gli osteriggi ricevono cappe speciali.
Contro la pioggia vi sono a bordo le tende dinverno. Costrutte analogamente a quelle destate, sono fatte per con tela pi resistente, ed anzich orizzontali, si tengono inclinate, dando volta i mattaffioni a speciali golfari fissati alle murate.
Lunione di due tende gi stabilite si fa mediante uno strafilaggio passato tra occhielli praticati sulle medesime, e vien detta cucitura.
Gli intagli circolari fatti alle tende nelle vicinanze degli alberi, per il libero passaggio delle manovre, si dicono gole.
Ore. Il tempo a bordo  dato da un orologio regolato sul tempo vero del luogo in cui la nave  ancorata.
In navigazione lorologio  rimesso a posto sul mezzogiorno dei meridiano in cui si naviga.
Le ore sono battute successivamente di mezzora in mezzora con una campana. Ogni quattro ore si ricomincia la numerazione nello stesso ordine. Allorch lorologio viene a guastarsi od a rompersi gli si sostituisce unampollina (Clessidra) della durata di mezzora, che viene costantemente capovolta appena la sabbia  passata tutta nel recipiente inferiore.
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Paragrafo 3.
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Segnali di partenza. I bastimenti che hanno un interesse qualsiasi a far conoscere la loro prossima partenza, usano alcuni segnali convenzionali sanzionati dalle tradizioni.
I legni mercantili spiegano una vela, generalmente il parrocchetto.
I piroscafi di commercio alzano allalbero prodiero una bandiera turchina o contornata di turchino, ovvero con un P nel mezzo.
I bastimenti da guerra, nelle circostanze ordinarie, non danno indizi esterni della loro partenza.
Ma se un ordine improvviso li obbliga a lasciare il porto o la rada ove trovansi ormeggiati, avendo parte dellequipaggio a terra, allora il segnale di richiamo a bordo  fatto con un colpo di cannone e la bandiera N. 4 alzata a testa dalbero.
Se la distanza dalla nave alla spiaggia non permette di distinguere la bandiera di segnale si surroga questa mollando il parrocchetto.
Preparativi di partenza. Si rabbattono le aste di posta lungo il bordo, si tolgono le scale esterne, le barche vengono messe al centro e gli altri palischermi alzati alle grue e rizzati. Per una o due lancie saranno sempre tenute pronte ad essere ammainate per tutte le circostanze di navigazione.
Se la nave deve muovere a vapore si pongono le fascie agli alberi maggiori, coffe e pennoni per preservarli dal fumo della macchina.
Invece, se la nave parte a vela, tutte le manovre sono sbozzate e colte per viaggio.
Gli ormeggi di poppa sono tolti e surrogati con falsi-bracci.
Argano. La catena dellncora che  al fondo essendo bene abbozzata, se ne tira su dalla stiva una certa quantit per aver la lunghezza sufficiente per ingranarla allargano.
Se la catena passa per la batteria, gli argani sono due, uno in batteria, e laltro in coverta, disposti sullo stesso asse e possono, mediante un congegno speciale, essere resi indipendenti luno dallaltro.
Largano del ponte ov la catena porta, alla sua parte inferiore, unarmatura in ferro con deglincastri fatti in modo da abbracciare esattamente gli anelli della medesima.
Gli argani, nella loro parte superiore, hanno dei fori quadrati disposti simmetricamente allingiro: in essi si pongono le aspe (manovelle). Facendo forza su queste si fa ruotare largano, il quale salpa dal mare la catena e quindi lncora che vi  unita.
La catena vien maneggiata per mezzo delle verrine semplici e doppie e dei ganci a mano. Le verrine sono pezzi di cavo con un gancio abbastanza aperto da incocciarsi facilmente negli anelli della catena. Le doppie sono munite di bozzello.
I ganci a mano sono aste di ferro di circa un metro di lunghezza con una maniglia ad unestremit ed incurvate allaltra.
Gli argani delle navi mercantili sono generalmente orizzontali e privi dingranaggio per la catena: questa  mantenuta dallattrito di tre o quattro giri che vi fa intorno.
La rotazione  ottenuta mediante un movimento daltalena impresso a mano a due aste in ferro, che sono in relazione meccanica con una ruota dentata situata alla parte centrale dellargano.
Questi argani chiamansi a pompa o semplicemente sbovi.
A picco. Un bastimento  a picco quando la lunghezza di catena che ha in mare  uguale allaltezza del fondo.
Dicesi invece a lungo picco quando questa lunghezza  doppia.
Allorch una nave in partenza  a picco, si mollano e si stabiliscono le vele e quindi si fa lasciare lncora, cio si strappa dal fondo.
Quando, virando largano, la cicala dellncora arriva allocchio di prua, sincoccia il capone.
Mediante questo paranco lncora viene alzata alla sua grua e quindi, col mezzo del traversino, disposta col fuso orizzontale contro il fianco della nave ove viene assicurata con due catene delle serrabozze.
Se il bastimento deve fare una lunga navigazione, le ncore sono trincate, cio si assicurano maggiormente al bordo con legature in cavo.
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CAPITOLO 5.
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Bastimento in navigazione.
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Un bastimento  in navigazione tutte le volte che, mollati e ricuperati gli ormeggi che lo ritenevano in un porto o rada, si mette in movimento per eseguire la traversata di un tratto di mare.
Timone. Qualunque sia il motore che imprime la velocit al bastimento, esso ha bisogno di un istrumento il quale gli permetta di dirigere la prua ove lo desidera: questo  il timone.
Il timone  un pezzo di costruzione sistemato lungo il diritto di poppa collaiuto di agugliotti e femminelle, ed ha un movimento di rotazione intorno ad essi. La sua estremit superiore  cilindrica e per mezzo di unapertura praticata nella poppa, e detta losca, entra nella nave. La sua parte immersa ha una forma. rettangolare.
La parte del timone che entra nella nave dicesi asse del timone, e la sua estremit, testa.
Questa viene a rimanere al disopra della batteria od in coverta.
Nel punto pi propizio (generalmente in corridoio) lasse del timone riceve una barra di ferro, sullestremit della quale sonvi due bozzelli. Altri due sono fissati in corrispondenza di questi in murata. Un cavo speciale in canapa scelta, in catena, ovvero in cuoio o nervo di bue, chiamato frenello, passando nei detti bozzelli forma due paranchi coi quali si pu trasportare la cima della barra da un lato allaltro del bastimento e conseguentemente ottenere un corrispondente movimento nel timone2.
Il frenello  fissato pel suo punto di mezzo sopra lasse di una ruota situata in coverta o sul palco di comando, fa alcuni giri intorno allasse in avanti ed indietro al punto fisso, e quindi le due cime passando per condotti speciali e distinti, vanno a far da tiranti nei bozzelli della barra, e fanno dormiente su quelli di murata.
Le cose stando in questa maniera, girando, per es., la ruota sulla dritta, diminuiscono i giri che fa intorno allasse il tirante di dritta, ed aumentano invece quelli del tirante di sinistra. In una parola si ala quello di sinistra e si fila di egual quantit quello di dritta, cos che lestremit della barra  trasportata sulla sinistra della nave, mentre il timone si dispone sulla dritta della medesima formando un certo angolo colla direzione della chiglia.
Il bastimento essendo in moto, lacqua trover una speciale resistenza dal lato in cui si presenter il timone, e facendo forza su di esso trasporter la poppa dal lato opposto, nel mentre che la prua sar trascinata dal lato in cui si era messo il timone.
Il timone, per dare al bastimento il massimo effetto di rotazione, deve formare colla chiglia un angolo che varia in pratica dai 35. ai 40..  della massima importanza laver sempre presente che nei movimenti di rotazione, eseguiti col timone,  la poppa che maggiormente si sposta.
Due catenella situate esternamente al bordo rattengono il timone nel caso che per una circostanza qualunque fosse svelto dal suo posto.
Allorch avviene la rottura della barra, ovvero in causa del tempo si teme per la solidit del frenello, si mette sulla testa del timone unaltra barra, detta barra di fortuna o barra da correre.
Motori. I motori generalmente usati nella odierna marina sono il vento ed il vapore.
Noi non ci occuperemo che del primo.
Acci un bastimento possa utilizzare il vento come motore, deve esporre allazione di esso una certa superficie di materia resistente.
Il materiale usualmente impiegato a questo scopo  la tela, per la sua compattezza e resistenza unita alla leggerezza, e per la facilit di poterla ripiegare in una massa ristretta.
Dovendo, per la sicurezza della nave, proporzionare la superficie esposta alla forza del vento, ne segue che questa non pu essere tutta dun pezzo, ma deve suddividersi in varie parti concorrendovi anche la facilit del maneggio; da ci la pluralit delle vele. Per stabilire le vele occorrono dei pennoni, e questi alla lor volta rendono necessari degli alberi per sostenerli.
I bastimenti da guerra di una certa importanza hanno generalmente quattro alberi, dei quali uno sulla prua inclinato, con un angolo di circa 20. a 25. sullorizzonte, e gli altri tre verticali o leggermente pendenti verso poppa (dai 3. a 5.). Questi alberi, a cominciare da prua, prendono il nome di bompresso, trinchetto, maestro e mezzana. Ognuno di essi  composto di tre parti che si chiamano albero maggiore, albero di gabbia e albero di velaccio od alberetto.
Per il bompresso poi prendono il nome di bompresso, asta di fiocco e asta di controfiocco. I pennoni hanno le seguenti denominazioni: basso pennone o pennone maggiore, pennone di gabbia, pennone di velaccio, pennone di controvelaccio.
A seconda poi degli alberi a cui sono fissati, acquistano nomi speciali per facilmente distinguerli, cio:
ALBERO DI MAESTRA.
     Pennone maggiore. . . . . . . . . . Maestra
              di gabbia . . . . . . . . . . Gabbia
              di velaccio . . . . . . . . . Gran velaccio
              di controvelaccio . . . . Contro gran velaccio
ALBERO DI TRINCHETTO.
Pennone maggiore . . . . . . . . .Trinchetto
             di gabbia . . . . . . . . . Parrocchetto
            di velaccio . . . . . . . .Velaccino
                 di controvelaccio. . .  Controvelaccino
ALBERO DI MEZZANA.
Pennone maggiore . . . . . . . . . Mezzana o vergasecca
             di gabbia . . . . . .  . . .Contromezzana
             di velaccio . . . . . . . .  Belvedere
             di controvelaccio. . . . Controbelvedere
Il bompresso non ha pennoni, possiede per tre buttafuori; due quasi orizzontali ed uno (pennaccino) al di sotto, perpendicolare allalbero. Alcuni bastimenti hanno doppi pennoni di gabbia e questi si distinguono collappellativo di superiore ed inferiore, aggiunto al nome del pennone.
Qui si limita il numero dei pennoni dei legni da guerra. Per nella marina mercantile si trovano qualche volta bastimenti che hanno altri due pennoni al di sopra del contro: vengono detti reale e controreale.
Gli alberi maggiori hanno nella loro parte poppiera unasta detta picco.
Quello di mezzana ha inoltre un altro pezzo dalberatura detto Boma.
Le vele prendono nome dai pennoni sui quali sono inferite.
I picchi servono alle rande, come pure la boma: oltre di questi, vi sono anche i senali.
Le vele di bompresso son dette fiocchi o ?occhi, e si chiamano: trinchettina, secondo fiocco, gran fiocco e controfiocco.
Le vele dei pennoni maggiori si chiamano trevi.
Alcune volte le rande hanno una vela superiore detta controranda o vela a cappello.
Le vele triangolari, situate fra albero ed albero che si ritrovano facilmente sui legni mercantili, si dicono vele di straglio.
Sotto il nome generico di vele di taglio, si comprendono le rande, controrande, vele di straglio e fiocchi.
Le rande e controrande poi prendono il nome di vele auriche, mentre i fiocchi, ed in generale tutte le vele triangolari, si distinguono con lappellativo di vele latine.
Esiste ancora un complesso di vele che prende nome di forza di vele. Queste si stabiliscono di fianco alle vele maggiori per aumentarne la superficie allorch il vento  in poppa o molto largo. A tal uopo sui pennoni maggiori e su quei delle gabbie vi sono dei pezzi dalberatura detti aste.
La forza di vele comprende:
1. Lo scopamare, che si stabilisce accanto alla vela di trinchetto.
2. I coltellacci, che vengono ai lati delle gabbie.
3. I coltellaccini, che vengono ai lati dei velacci.
La forza di vele pu essere esclusiva del trinchetto, ovvero possono possederla due o pi alberi. Gli scopamari sono generalmente alzati al solo trinchetto.
Onde impedire che gli alberi sotto lo sforzo esercitato dalle vele si pieghino o si rompano, sono consolidati con grossi cavi che prendono nomi differenti, a seconda del loro ufficio.
Gli stragli trattengono gli alberi dalla parte prodiera, e nel senso longitudinale della nave.
Le sartie li sostengono lateralmente e dalla parte poppiera, cos pure i paterazzi. Il Bompresso  rinforzato nella sua parte inferiore dalle briglie e lateralmente dalle sartie.
Tutti questi cavi formano la cos detta manovra fissa, mentre quelli destinati al maneggio dei pennoni e delle vele prendono nome di manovra corrente.
Linsieme di queste due manovre  conosciuto sotto la denominazione di attrezzatura.
Ogni cavo destinato a sostenere un ufficio qualunque nellattrezzatura  una manovra.
Le manovre correnti fanno capo generalmente in coverta ai piedi degli alberi, ove speciali costruzioni, dette pazienze, ne facilitano il maneggio; ovvero vengono lateralmente agli alberi in murata nelle vicinanze dei portacaviglie.
Essendo in porto, le manovre di coverta sono colte a strati successivi sopra grate o piatti di manovra in maniera da occupare il minor spazio possibile; ci che dicesi coglierle di festa.
Quando i cavi sono bagnati in seguito di pioggia od altro, per farli asciugare si colgono alla peschereccia. In tal caso sono disposti sul ponte, in maniera da esporre tutta la loro superficie al sole.
In navigazione tutte le manovre sono colte per viaggio: ogni cavo  colto distintamente dai vicini, in tondo, con le spirali sovrapposte. Il senso in cui vanno avvolte le manovre  sempre da sinistra a destra, passando in fuori del corpo, ossia nel senso in cui girano le sfere dun orologio, e pi volgarmente (nellemisfero settentrionale), come gira il sole.
Per cogliere una manovra prima si svolge tutta quanta distendendola sul ponte, poi si comincia a formare le spirali, principiando dalla parte in cui il cavo vien gi da riva, fino alla sua estremit libera.
Colta la manovra, si rovescia in maniera che la sua cima resti sotto.
Per dar volta alle manovre vi sono le caviglie in legno, ferro o bronzo; le tenaglie e le (galloccie) castagnole.
Allorch in un punto qualunque dellalberatura fanno capo varie manovre fisse, il loro insieme denominasi incappellaggio od incappelatura.
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PARTE SECONDA.
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Alberatura ed Attrezzatura.
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CAPITOLO 1.
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Alberatura.
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Chiamasi alberatura linsieme di tutti gli alberi di un bastimento, compresivi i pennoni, le aste di coltellaccio, i picchi, la boma, le coffe, le crocette, ecc.
Alberi maggiori. Gli alberi maggiori possono essere di ferro od di legno.
Gli alberi maggiori di ferro sono tubolari. Quelli di legno sono di un sol fusto, ovvero composti.
In tal caso hanno un fusto centrale detto anima, alla quale si uniscono pezzi di legname convenientemente sagomati, in maniera da dare allalbero le dimensioni volute.
Tutti gli alberi maggiori di legno sono cerchiati di ferro onde rinforzarli.
Ogni albero maggiore nella sua parte superiore (a circa 1/7 della sua altezza) ha lateralmente due grosse mensole di legno, dette maschette, le quali regolano le barre o crocette costiere e traversiere. Su queste poggia la coffa.
La parte dellalbero che rimane al disopra delle maschette prende il nome di colombiere, e termina con un maschio quadrato sul quale sincastra la testa di moro.
Il piede poi di ogni albero si assottiglia gradatamente e la sua estremit inferiore, detta miccia, sincastra in un forte pezzo di legname, fissato sul paramezzale, chiamato mastra.
Nei bastimenti ad elica le mastre dellalbero di maestra e mezzana sono fissate nel corridoio della nave o su quello dellelica.
Sulla faccia prodiera dellalbero vi  un listone di legno, detto lapazza, che corre dalla coverta al colombiere; serve a presentare una superficie liscia al piede dellalbero di gabbia, in modo che possa scorrere liberamente nelle manovre di alberare e disalberare.
La coffa  un tavolato messo attorno al colombiere dellalbero maggiore e fissato orizzontalmente sulle barre costiere e traversiere. Ha la forma di un rettangolo, i cui angoli anteriori sono arrotondati onde non si lacerino le vele delle gabbie. Nel suo mezzo evvi unapertura, detta buco del gatto, nel quale passa il colombiere dellalbero maggiore, la parte inferiore dellalbero di gabbia, nonch gran parte della manovra fissa e corrente.
Le coffe servono a dare un punto di manovra nellalberatura ed a fermarvi solidamente parte delle manovre fisse e correnti degli alberi superiori.
Dicesi testa di moro un forte pezzo di legno dolmo fasciato di ferro nel suo contorno e destinato a congiungere gli alberi maggiori con quei di gabbia, o questi cogli alberetti. Ogni testa di moro ha un incastro quadrato nel quale entra il maschio del colombiere dellalbero sottoposto, ed un foro circolare pel quale passa il fusto dellalbero sovrapposto.
Lalbero maggiore di bompresso termina in batteria e la sua miccia sincastra tra due pezzi di costruzione, detti apostoli, collegati fortemente collossatura della nave.
Il bompresso non ha coffa, possiede per due maschette per il passaggio di manovre e si collega allasta di fiocco mediante una testa di moro.
Alberi di gabbia. Gli alberi di gabbia sono generalmente di legno, e di un sol pezzo; di forma quasi cilindrica per la maggior parte della loro lunghezza. La parte inferiore invece  squadrata e denominasi lanterna; termina poi con una mezza sfera, detta rabazza.
Sotto il nome di rabazza sintende anche tutta la parte inferiore dellalbero.
La parte superiore ha un ingrossamento, detto noce, sul quale posano le crocette composte di due barre costiere e di due traversiere a similitudine di quelle dellalbero maggiore.
Al di sopra della noce, lalbero assume una forma squadrata e termina con un maschio che serve alla testa di moro di gabbia.
Questa parte dellalbero prende il nome di colombiere di gabbia.
Le barre traversiere sono forate alle loro estremit per il passaggio delle sartie di velaccio.
Un pezzo di legno curvo congiunge le estremit della barra prodiera per impedire che la vela di velaccio venga a stracciarsi urtando contro gli spigoli delle crocette.
Nella lanterna dellalbero di gabbia e praticato un foro rettangolare che lo traversa da banda a banda: in esso sintroduce la chiave che serve a sostenere a riva lalbero stesso.
Al di sopra del foro della chiave vi sono due cavatoie con puleggie, che servono al passaggio del cavo buono.
I cavi buoni sono cavi speciali coi quali si ghindano o si sghindano gli alberetti o quelli di gabbia, cio servono ad issare o ad ammainare i detti alberi.
Alberetti. Gli alberetti nella loro parte inferiore sono fatti come gli alberi di gabbia, per non hanno che una sola cavatoia per il cavo buono.
Gli alberetti si dividono in due parti: dicesi albero di velaccio la parte del fusto ove  incrociato il pennone di velaccio, e albero di controvelaccio quella che serve al contro.
La parte superiore dellalbero di velaccio riceve un manicotto in metallo (gotto), che ha due bracci sporgenti, detti contro-crocette.
Le contro-crocette terminano con un occhio, nel quale passano le sartie di contro.
Gli alberetti hanno poi due cavatoie con puleggie per le drizze dei velacci e contro.
Lestremit superiore degli alberetti  rinforzata con un cappello metallico, sul quale si fissa il pomo (galletta) e lasta del parafulmine.
Il parafulmine dovendo essere in comunicazione col mare, alcune navi hanno catenelle o cavi metallici che lo congiungono direttamente collacqua.
Altri invece tengono sulla parte poppiera degli alberi una striscia di rame che comunica da un pezzo dalberatura allaltro per mezzo di speciali sistemazioni sulle teste di moro. Altre striscie, traversando le murate, congiungono lalbero maggiore col mare.
Lintervallo compreso fra lincappellatura di contro ed il pomo, dicesi colombiere di contro-velaccio.
Pennoni. I pennoni possono essere di ferro od di legno. I pennoni di ferro sono tubolari e costrutti a similitudine degli alberi, cio con lamiere e rinforzati da ferri ad angolo. Quelli di legno sono generalmente di un sol fusto.
I pennoni hanno la forma approssimativa di due coni congiunti alle loro basi.
La maggior grossezza trovasi al centro e vanno man mano assottigliandosi verso le estremit: queste denominansi varee.
Alle varee dei pennoni vi  un rigonfiamento squadrato detto noce, il cui oggetto  di sostenere lincappellatura.
I pennoni maggiori portano al centro un completo rivestimento di lapazze: tutti poi hanno nella loro parte poppiera due lapazze che si stendono dal centro verso la varea, allo scopo di proteggerli dal fregamento contro le sartie ed i paterazzi.
I bassi pennoni e quelli di gabbia hanno da ciascun lato due cerchi-guide o canali per le aste di coltellaccio. Nella parte inferiore dei cerchi  posta una girella in legno per agevolare il movimento dellasta lungo il pennone. I due cerchi interni si aprono a cerniera nella parte superiore per poter sospendere la testa interna dellasta quando si serrano le vele.
Questi pennoni hanno altri cerchi muniti nella loro parte superiore di un occhio, nei quali passa la guida dinferitura della vela; essa  generalmente formata da una sbarra di ferro tondo o da un cavo di fil di ferro.
Le guide dinferitura dei velacci e contro, sono comunemente in cavo e fissate con spine avvitate sul pennone.
Al centro dei pennoni vi sono cerchi speciali per le drizze dei medesimi. Nella parte poppiera sonvi lapazze incavate a forma di arco di cerchio per lappoggio contro gli alberi: queste diconsi galavernie.
Nei bassi pennoni invece la galavernia  fatta con una lapazza incavata, la cui concavit  rivolta al pennone, ed il dorso allalbero; per quelli muniti di trozza di ferro non hanno galavernia.
Senali, picchi e boma. I senali sono situati a poppavia degli alberi maggiori, parallelamente a questi, con lintervallo necessario per il libero giuoco dei cerchi delle rande.
La loro estremit inferiore  armata di ferro e sostenuta da un cerchio fissato allalbero: la superiore  sostenuta dalle barre costiere col mezzo duna chiave, ovvero termina sotto la coffa restando assicurata come la parte inferiore.
I senali sono di legno, lisci, e di forma cilindrica.
I picchi sono situati a poppavia degli alberi maggiori nel piano longitudinale della nave, ed elevati al disopra dellorizzontale.
In ogni picco si distingue la varea o estremit, la penna o corpo del picco e la gola o tallone che abbraccia il senale.
La boma, che serve alla randa di mezzana,  fissata allalbero con una gola, ovvero con unarmatura girevole in ferro. Il suo corpo  di legno, cilindrico, si prolunga al di fuori della poppa ed  munito di varii cerchi di ferro con occhi per poterlo manovrare. La sua posizione  quasi orizzontale: in porto riposa su uno speciale sostegno fissato alla poppa del bastimento.
Aste di fiocco e controfiocco. Lasta di fiocco vien ghindata sopra il bompresso, e si unisce a questo mediante una testa di moro. Nella parte poppiera dellasta vi  una cavatoia con puleggia per il cavo buono, e presso lestremit di fuori ve ne sono altre due per manovre fisse.
Lasta di controfiocco rimane di fianco ed un po al di sopra di quella di fiocco. La testa di moro che le unisce  formata da un anello o cerchio di ferro, unito ad un braccio, il quale traversa la varea dellasta di gran fiocco ed  assicurato con un dado dalla parte opposta.
Lasta di controfiocco ha cavatoie uguali a quelle del granfiocco.
Buttafuori. Lestremit superiore del buttafuori di briglia  armata di un gancio di ferro, col quale si unisce alla testa di moro di bompresso.
Lungo il suo fusto vi sono varie cavatoie con puleggia di bronzo pel ritorno delle manovre fisse che fanno capo sulle aste.
I buttafuori di sartie hanno sulla loro testa un gancio uguale al precedente, e sono incocciati ai golfari di un cerchio apposito fissato sul bompresso. Alle volte questi buttafuori, invece che col gancio, terminano con una gola simile a quella dei picchi.
Fra la varca e la testa si estende unasta sottile di ferro tondo sorretta da spine fitte nel legno; la quale serve per inferirvi la rete del fiocco.
Alberatura di ricambio. Le navi da guerra portano generalmente un numero limitato di pezzi dalberatura di ricambio. Possono ridursi ai seguenti:
Un albero di gabbia.
Un alberetto ed unasta di fiocco.
Un pennone di gabbia ed uno di velaccio.
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CAPITOLO 2.
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Vele.
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Le vele sono costrutte con ferzi di tela olona, uniti insieme con cuciture: gli orli sono protetti da un cavo che prende il nome di gratile (ralinga).
Tela olona. Dicesi ferzo una striscia di tela di larghezza uniforme.
I fili adoperati per la tessitura delle tele olone sono di canape di lino, o di cotone. Le due prime sono proprie per la costruzione delle vele di qualsiasi grandezza, mentre il cotone non viene usato che per piccole navi, per vele di palischermi, incerate, pavesi, ecc.
Le tele olone non sono tutte egualmente forti e resistenti. I fabbricanti le distinguono con un numero dordine progressivo, a seconda della loro importanza. La R.a Marina fa uso di sette numeri di tele in canape.
Le tele sono fabbricate in pezze, aventi da 50 a 60 metri di lunghezza, per m. 0,58 di larghezza. A 2 o 3 centimetri dagli orli le tele hanno un filo di colore, per tutta la lunghezza della pezza: serve a dare una guida per la cucitura, e denominasi vivagno lo spazio compreso fra lorlo e questo filo.
I gratili sono di cavo catramato con un grado di torsione, alquanto inferiore a quello delle manovre comuni.
Vele quadre. Diconsi vele quadre i trevii, le gabbie, i velacci e contro. Alcuni comprendono in questa denominazione anche la forza di vele.
Le vele quadre sono inferite per il loro lato superiore al pennone corrispondente. Per stabilirle al vento occorrono manovre speciali onde distenderne la parte inferiore: queste chiamansi scotte. I due angoli inferiori della vela ove sono fissate le scotte, prendono nome di bugne.
Le vele quadre hanno la forma di un trapezio coi lati simmetrici, per la parte inferiore  curva. Questa curvatura prende il nome di lunata od allunamento.
Il gratile che trovasi a contatto col pennone dicesi gratile dinferitura o dantennale; quelli che scendono dal pennone al punto di scotta diconsi gratili di caduta (tombata), mentre il gratile curvo che congiunge i due punti di scotta prende nome di gratile di scotta (bordame).
Le vele sono assicurate ai pennoni mediante i mattafioni dinferitura, coi quali vengono legate alle rispettive guide, e cogli inferitori o borose dinferitura, che ne fissano le estremit superiori alle varee dei medesimi.
Si pu diminuire la superficie delle gabbie e dei trevii ripiegando una parte della tela su s stessa ed assicurando il tutto al pennone: tale disposizione dicesi terzaruolo o terzarolo.
Le gabbie possono ripiegare tre o quattro terzaroli, che prendono successivamente nome di 1. 2. 3. e 4. terzarolo: i trevii ne hanno uno o due.
Sulle dette vele vi sono, ad intervalli regolari dal pennone, delle linee orizzontali docchielli, i quali servono a fissarvi una sagola che percorre tutta la larghezza della vela per ogni ordine di terzaroli.
Sui gratili di caduta, in corrispondenza delle dette linee, sonvi stroppolate delle radancie che servono alle borose di terzarolo.
La borosa  un pezzo di sagola colla quale si lega solidamente la radancia alla varea del pennone.
Tutte le vele nei punti di maggior sforzo e di attrito hanno dei rinforzi di tela detti fortezze.
Per sottrarre le vele allazione del vento, simbrogliano. I cavi a ci destinati prendono nome dimbrogli o cariche, e si distinguono dalla particolare funzione che disimpegnano.
Cos quelli opposti alle scotte diconsi carica-scotte, mentre quelli che sollevano il mezzo della vela, e che perci sono legati sul gratile di lunata, si chiamano carica-mezzi o mezzi.
I coltellacci e coltellaccini sono inferiti col loro lato superiore ad un pennoncino, e sono stabiliti al vento con le scotte per la bugna interna, e con la mura per la esterna.
Lo scopamare ha una forma rettangolare. La met del suo lato superiore ed inferiore, dalla parte di fuori,  inferita sopra due pennoncini.
Lo scopamare ha un imbroglio che serve a sospendere il pennoncino inferiore allorch si vuol alzarlo o rientrarlo. Per metterlo in vela ha:
Una drizza sul pennoncino superiore.
Una drizza sulla bugna interna superiore.
Una codetta                          inferiore.
Une scotta che lo trattiene a poppavia.
I coltellacci e gli scopamari hanno alcune volte nella lor parte superiore una linea di occhielli per serrarvi un terzarolo.
Vele di taglio. Le randa hanno la forma di un trapezio irregolare. Sono inferite col loro gratile dantennale al picco mediante una strafilatura, e col gratile di caduta prodiero a dei cerchi che possono scorrere liberamente lungo il senale.
Langolo inferiore prodiero dicesi punto di mura.
Le rande sono stabilite al vento con una scotta fissata allangolo inferiore poppiero, ed imbrogliate col mezzo di alcune cariche che le serrano al picco ed al senale.
I ghissi variano dalle rande solo nel non essere inferiti al picco direttamente, ma si distendono su di esso mediante cerchi uguali a quelli dei senali.
Le vele a cappello possono essere triangolari con una drizza, una scotta ed una mura, ovvero avere langolo superiore troncato, e quivi essere inferite, su un piccolo pennoncino.
I fiocchi sono vele triangolari inferite con uno dei lati maggiori a degli anelli di ferro o legno, che scorrono lungo cavi speciali, detti draglie. Hanno un gratile dinferitura, uno di caduta, ed uno di scotta.
Langolo inferiore prodiero  detto punto di mura.
Sono stabiliti al vento mediante una drizza ed una scotta. Simbrogliano ripiegando tutta la vela su s stessa con un carica-basso. Il solo gran fiocco pu essere sventato nel mentre trovasi alzato: e ci mediante un imbroglio situato ad 1/3 circa della sua altezza.
Le vele di straglio prendono nome dagli stragli cui sono inferite. La loro sistemazione  identica a quella dei fiocchi.
I terzaruoli delle rande si serrano sul gratile di scotta.
Vele di cattivo tempo. Esistono ancora altre due vele, le quali si stabiliscono solo allorch si deve sostenere per qualche tempo un vento impetuoso. Sono:
La randa di cappa, che si sostituisce alla randa di mezzana.
La trinchettina di fortuna, che viene stabilita con una draglia volante nelle vicinanze degli stragli di trinchetto.
Le navi da guerra portano generalmente un ricambio completo di vele.
Allorch il deposito  ristretto od il bastimento deve fare poco uso delle vele, il ricambio  limitato ai trevii, alle gabbie, ad un velaccio, ad una randa e qualche fiocco.
Le vele dei bastimenti di una certa entit sono costruite coi seguenti numeri di tele olone:
Trinchet. di fortuna N. l o 2     Contro.  . . . . . . . .N.     6
Trinchettina. . . . . .    2 o 3     Scopamare . . . . .  5 o 6
Secondo fiocco. . . .   3 o 4     Coltellacci . . . . .  5 o 6
Gran fiocco . . . . . .    4 o 5     Coltellaccini. . . .  6 o 7
Contro-fiocco . . . .     5 o 6     Randa. . . . . . .  .   4 o 5
Ghissi. . . . .  . . . . . .   2 o 3            di cappa  .    2 o  3
Trevii . . . . . . . . . . .    l o 2     Contro-mezzana .   3 o 4
Gabbie. . . . . . . . . . .   2 o 3    Belvedere . . . . . .   6 o 7
Velacci   . . . . . . . .    4 o 5      Contro-belvedere   6 o 7
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CAPITOLO 3.
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Attrezzatura degli alberi.
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Cavi. I cavi che servono allattrezzatura delle navi sono in canape od in fil di ferro.
Colla canapa filata si compone la filaccia, o trefolo, che forma il primo elemento dei cordami.
Varie filaccie, riunite insieme, formano un cordone.
Tre o quattro cordoni commessi convenientemente formano il cavo piano.
I cavi torticci risultano dalla commettitura di tre o quattro cavi piani.
Quando un cavo  formato con un numero di cordoni, superiore a tre, nel suo interno evvi unanima composta con alcune filaccie, la quale serve ad occupare lo spazio che rimarrebbe vuoto fra i cordoni.
I cordami usati nella R. Marina prendono denominazioni varie, a seconda della quantit delle filaccie che entrano nei cordoni, del modo di commettitura, e del numero dei cordoni medesimi.
Il lezzino  formato con due o tre filaccie molto sottili, serve per piccole legatura.
Il comando e composto con due o tre filaccie di maggior dimensione: serve per le fasciature dei cavi.
Il merlino si compone con tre cordoni, ciascuno dei quali  formato di due o pi filaccie sottili.
Talvolta il merlino  formato di cordoni composti come i cavi torticci.
La sagola  commessa a tre o quattro cordoni: serve per griselle, legatura di sartie e stragli, borose di terzaruoli, manovra delle vele dei palischermi, ecc. Si fanno anche sagole con merlino intrecciato, affinch non possano prendere cocche o volte: servono per bandiere e segnali.
Il cavo piano  composto generalmente di tre o quattro cordoni contenenti ciascuno egual numero di filaccie.
Tutte le manovre correnti e gran parte della fissa sono in cavo piano.
I cavi piani, coi quali si costituiscono i torticci, hanno tre cordoni.
I cavi torticci servono per cordami di rimorchio, gherlini, gomene, ecc.; in generale per gli usi dove si richiede molta elasticit, senza badare alla rigidezza.
I cavi di canape che simpiegano nellattrezzatura delle navi sono tutti catramati, onde preservarli dal rapido deterioramento che subirebbero in causa della pioggia e dellumido.
I cavi di fil di ferro hanno commettitura uguale a quelli di canape; solamente la filaccia  un fil di ferro zincato.
Si fanno cavi da tre a sei cordoni.
Lanima  generalmente in canape.
Sono molto usati sui bastimenti che devono fare frequente uso della macchina.
I cavi si classificano secondo la commettitura e la loro circonferenza espressa in centimetri.
Nodi, gasse, legature, ecc. Ogni mestiere che richiede luso dei cordami ha termini speciali per distinguere la maniera di fissare i cavi.
Le denominazioni marittime sono le seguenti:
Nodo semplice, nodo piano, nodo parlato, o parlato.
Nodo di filaccia, nodo di bandiera semplice e doppio, detto anche nodo di scotta.
Nodo per drizza, nodo per mattafioni.
Gasse, gasse damante, semplici e doppie.
Nodo danguilla, nodo di bolina.
Nodi di gancio, semplici e doppii.
Legatura piana, semplice, doppia ed alla portoghese.
Piedi di pollo a corona, a diamante.
Due cime di cavo si uniscono insieme per mezzo di unimpiombatura lunga o corta.
Margherita (serve per accorciare un paterazzo).
Volta di caviglia, di castagnola e di tenaglia, per fissarvi le manovre.
Senza entrare nei lavori di guarnitura, ricorderemo:
I morselli, i birri di comando, le bozze, le baderne, i paglietti semplici e lardati.
I gerli per le vele, e quelli per terzaruolo, ecc.
Le radancie sono lastre di ferro o zinco, ripiegate ad anello coi lati esterni incurvati in fuori in maniera da formare una scannellatura sul loro contorno.
I coccinelli sono pezzi di legno con un incavo a met della loro lunghezza per ricevervi uno stroppo.
Bozzelli, bigotte, pastecche, ecc. I bozzelli servono per cambiare la direzione del movimento dei cavi. Ogni bozzello si compone di una cassa di legno a ferro con due faccie interne parallele, formanti un incavo nel quale si muove la puleggia: questa ha forma di ruota ed  scannellata alla sua periferia per il passaggio del cavo. Un perno traversa la cassa, e la puleggia gira intorno ad esso. Il bozzello ha uno stroppo per fissarlo ove occorre.
Un bozzello dicesi semplice, doppio, triplo, ecc., allorch ha una, due, tre, ecc., puleggie.
Vi sono numerose specie di bozzelli; ne accenneremo alcune:
Bozzello a cappello, nel quale la parte superiore si allunga per formare dai due lati un rivestimento intorno al cavo.
Bozzetto pastecca, nel quale una maschetta  tagliata per agevolare lintroduzione del cavo sulla puleggia.
Bozzello a violino ed a violino incrociato.
Bozzello a cappello incrociato.
Vergini semplici e doppie.
Bigotte con girella, per condotta di manovra lungo le sartie.
Le bigotte sono pezzi di legno di forma circolare, scannellati sul loro contorno e muniti di fori sulle loro faccie. Alcune hanno forma di pera con un vuoto interno scannellato, e diconsi bigotte a canale.
Paranchi. Chiamansi paranco un sistema composto di due bozzelli, luno fisso e laltro mobile, e di un cavo il quale passa alternativamente sulle puleggie del primo e del secondo. Unestremit di questo cavo  fissata sullo stroppo di uno dei due bozzelli, e chiamasi dormiente. Laltra estremit, sulla quale si esercita la forza, dicesi tirante.
Un cavo passato in un bozzello semplice costituisce una ghia. I paranchi con due bozzelli semplici prendono la denominazione di ghie doppie.
Quelli di grandi dimensioni, ove entrano bozzelli tripli o quadrupli, si chiamano calorne od apparecchi.
I paranchi poi ricevono denominazioni proprie, giusta le funzioni che disimpegnano.
Gli stroppi dei bozzelli possono terminare con una radancia, con una gassa munita di aghetto, con un gancio semplice o doppio (a favone), con una bozza, ecc.
Dicesi aghetto un pezzo di merlino o di sagola che serve a cucire un bozzello od altro in un punto qualunque dellalberatura.
Cucitura equivale a solida legatura, ma differisce dalle ordinarie, in quanto che non si  tenuti ad una disposizione regolare e simmetrica delle passate.
Padiglioni maggiori. Chiamasi padiglione linsieme della manovra fissa di un albero, cio sartie e stragli.
Le sartie sono appaiate, ossia uno stesso cavo forma due sartie consecutive: la parte superiore del cavo ha un occhio o collare di sufficiente dimensione, chiuso con una legatura. Questo collare viene incappellato sullalbero maggiore.
Il numero delle sartie  determinato dalla grandezza dellalberatura.
I penzoli sono pezzi di cavo di grossezza uguale alle sartie, incappellati allalbero sotto di queste: le due estremit sono guarnite di una radancia per legarvi i bozzelli superiori delle calorne, quando nasce il timore che le sartie non abbiano resistenza sufficiente nei cattivi tempi. In caso di rottura degli stragli, le calorne possono momentaneamente sostituirli, portandone i bozzelli inferiori a prua.
La maestra ed il trinchetto hanno due penzoli per lato; la mezzana uno.
I penzoli sono uniti a due a due, talch un solo cavo forma quelli dello stesso lato.
Se per le sartie sono in numero impari, i primi due penzoli, cio i prodieri, sono composti dallo stesso cavo ed uniti con un traversino con due impiombature, in maniera da formare una gassa da incappellarsi allalbero.
Gli altri due sono formati dalla sartia prodiera, la quale in tal caso  semplice.
Le incappellature degli alberi maggiori sono fatte nellordine seguente: prima i penzoli, poi il primo paio di sartie a destra, quindi quello di sinistra, successivamente il secondo di destra ed il secondo di sinistra, e cos di seguito.
Alla maestra, prima del penultimo paio di sartie, sincappella lo stroppo per la bigotta dello straglio di contromezzana; al trinchetto, gli stroppi per gli stragli dellalbero di gabbia. Alla mezzana, prima dei penzoli, si mettono a posto gli stroppi per i bozzelli dei mantigli di boma.
Alcune volte, per comodit di manovra, le sartie sincappellano a poppa cominciando dal primo paio di destra, ed a prua da quello di sinistra.
Il collare degli stragli  formato da due branche munite di occhio; un aghetto serve a riunirle insieme.
Gli stragli di trinchetto sono fermati sul bompresso o sul castello. Quelli di maestra, dovendo lasciar libero il fumaiuolo della macchina, hanno il loro piede fissato presso le murate del trinchetto o di fianco al fumaiolo se lalberatura  limitata, rispetto alla lunghezza della nave.
Lo straglio di mezzana termina sullalbero di maestra, un po al disopra della pazienza o cavigliera.
I collari delle sartie, degli stragli, e le intiere sartie prodiere sono foderate con tela catramata, e poi fasciate con comando.
Nella parte esterna della nave, in corrispondenza degli alberi, vi sono dei grossi tavoloni di legno, incastrati nel bordo allaltezza del trincarino di coverta; diconsi parasartie. Sul lato esterno di queste vengono stabilite delle bigotte a tre occhi stroppolate in ferro; un braccio pure di ferro, detto landa, le trattiene in basso assicurandole al bordo.
Le sartie terminano con una gassa speciale che abbraccia unaltra bigotta; fra gli occhi di questa e quelli della bigotta corrispondente del parasartie, scorre un cavo detto corridore, che serve a tendere o ridare la sartia.
I corridori delle sartie hanno il proprio dormiente sul parasartie, fermato con impiombatura sopra una radancia al piede della bigotta inferiore. Altre volte  un semplice piede di pollo che rimane fermato nellocchio poppiero della bigotta superiore.
Il super?uo del tirante  avvolto in giro ai fili interni del paranco formato dal corridore stesso, e costituisce il cos detto turbante.
Sopra le bigotte superiori delle sartie, da ciascun lato,  distesa unasta di ferro tondo fermata con una legatura incrociata. di merlino o lezzino ad ogni sartia. Tale asta, detta tarozzo, rimane per di fuori ed in posizione orizzontale; essa mantiene invariabile le distanze delle sartie.
Gli stragli di maestra e mezzana possono essere ridati con bigotte e corridori, ovvero possedere speciali congegni di ferro per tale uso.
Gli stragli di trinchetto sono ridati con paranchi volanti: le loro estremit passano ognuna in una radancia che uno stroppo trattiene sul bompresso, e sono ripiegata e legate lungo gli stragli stessi.
Qualora debbano fare dormiente sul castello, le radancie sono affidate a due solide branche di ferro.
Le navi di alberatura limitata non hanno parasartie e le bigotte inferiori sono fermate sulla frisata od anche sul trincarino di coverta.
In molti bastimenti a vapore i padiglioni maggiori sono in cavo di fil di ferro, cos pure gli stragli di maestra.
Dai tarozzi alla coffa, a distanza fissa, sonvi sulle sartie dei pezzi di sagola posti orizzontalmente. Chiamansi griselle e servono da scale per recarsi nellalberatura.
Dicesi quartiere langolo che fanno le sartie ridate collalbero maggiore.
Padiglioni delle gabbie e velacci. Questi padiglioni hanno sartie, stragli, paterazzi e draglie.
Lincappellatura degli alberi di gabbia  la seguente:
Stroppi per bozzelli damante.
                           dei carica-mezzi.
Penzoli.
Sartie per paia, alternativamente prima a destra, poi a sinistra.
Paterazzi.
Stragli e draglie.
Per le draglie, fatta eccezione pel parrocchetto, non si mettono che qualora il bastimento debba portare le vele di straglio.
Al parrocchetto, prima dei penzoli, sincappella lo strappo pel bozzello doppio della drizza di gran fiocco e trinchettina.
Lo strappo pel bozzello della draglia e della drizza di secondo fiocco si adatta col suo aghetto al disopra dellincappellatura. La draglia di gran fiocco  posta sopra gli stragli di parrocchetto.
Sugli spigoli laterali della coffa sonvi delle bigotte a tre occhi strappolate in ferro. La parte inferiore di questo stroppo  assicurata ad una catena, la quale viene poi a fissarsi ad un cerchio che abbraccia lalbero maggiore al di sotto delle maschette.
Queste catene chiamansi rigge.
Le sartie di gabbia, come quelle del padiglione maggiore, terminano con una gassa che abbraccia una bigotta. Un corridore che passa fra gli occhi di questa, e quelli della corrispondente, situata sullorlo della coffa, serve a ridarle.
I tarozzi delle sartie di gabbia hanno alcuni buchi nei quali sintroducono delle caviglie di ferro per fermarvi delle manovre.
Sotto le crocette vi  un altro tarozzo da ciascun lato, della stessa grossezza deglinferiori, e vengono assicurati alle sartie con legature.
Il tarozzo di destra si collega con quello di sinistra col mezzo di una trinca, la quale consiste in due pezzi di cavo corti, terminati alle due estremit con una gassa munita di aghetto. La trinca rimane a poppa dellalbero di gabbia, e viene distesa dopo che le sartie sono ridate.
I paterazzi vengono fissati sui parasartie a poppavia delle sartie maggiori.
Il collare degli stragli  simile a quello degli alberi maggiori.
Lo straglio di contromezzana  fissato sullincappellaggio maggiore dellalbero di maestra: quelli di gabbia, su quello di trinchetto.
Gli stragli di parrocchetto scendono sulle maschette dal bompresso, vicino alla testa di moro, e vengono con le cime lungo lalbero: sono ridate presso gli Apostoli col mezzo di due bigotte ad un occhio e tre canali.
Lincappellatura degli alberi di velaccio  fatta sopra il manicotto di rame che si unisce alle controcrocette.
Lordine dellincappellatura  il seguente:
Stroppo pel bozzetto del caricamezzo.
Paio di satie a destra.
                 a sinistra.
       paterazzi a destra.
                    a sinistra.
Straglio.
Al velaccino insieme al bozzello del carica-mezzo sincappella il bozzello per la drizza del controfiocco, e sullo straglio, la draglia.
Alcune volte lincappellatura  aumentata di un bozzello per la drizza del velaccio, per facilitare la manovra di ghindare e sghindare lalberetto in porto.
Le sartie di velaccio dallincappellatura scendono sulle girelle rispettive allestremit delle crocette e quindi sopra i tarozzi della trinca delle sartie di gabbia, ivi passano tra una sartia e laltra e vengono con le cime gi in coffa, ove sono ridate con bigotte a canali, o semplicemente con radancie a corridori.
La trinca delle sartie di gabbia contribuisce a mantenere la necessaria tensione nelle sartie di velaccio.
I paterazzi di velaccio sono distesi sui parasartie con bigotte a tre occhi od a canale.
Molti bastimenti hanno sulle crocette due buttafuori per i paterazzi, girevoli intorno ad un perno verticale, messi a poppavia dellalbero di gabbia.
Il collare degli stragli di velaccio  intero, e fatto con una gassa impiombata.
Lo straglio di velaccino scende nellincavo con puleggia pi in fuori dellasta di granfiocco: passa nel l. incavo con puleggia del buttafuori di briglia, e viene disteso col mezzo di un paranco presso la mastra del bompresso.
Lo straglio di gran velaccio scende sulla testa di moro dellalbero di trinchetto dov una staffa di ferro con girella di bronzo, la cima  distesa nella coffa con due bigotte a canale, oppure con due radancie. Altre volte passa in un incavo con puleggia a poppavia delle crocette di parrocchetto e viene con la cima in coffa.
Lo straglio di belvedere scende sulla testa di moro di maestra in una staffa con girella, ed  ridato in coffa con due radancie.
Fra la coffa e la testa di moro vi sono due scale a tarozzi, unaltra trovasi fra le crocette e lincappellatura di velaccio. Le sartie di gabbia sono munite di griselle.
lncappellature di contro-velaccio. Gli alberi di contro-velaccio hanno generalmente due cavi per lato, dei quali uno fa da sartia e laltra da paterazzo.
La sartia passa nei fori delle controcrocette ed  ridata in coffa: il paterazzo viene sui parasartie.
Alcune volte la sartia non esiste, ed invece vi sono due paterazzi.
Lo straglio di contro-velaccino scende nellincavo con puleggia, allestremit dellasta di controfiocco, passa in una puleggia del buttafuori di briglia, ed  ridato presso la mastra del bompresso.
Lo straglio di contro-gran-velaccio scende nellincavo con puleggia che trovasi a poppavia delle crocette di parrocchetto ed  disteso in coffa. Quello di mezzana segue via uguale, rispetto alla maestra.
Manovre fisse del bompresso. Acci il bompresso non possa sollevarsi sotto lo sforzo degli stragli di trinchetto, viene assicurato dalle trinche e dalle briglie, mentre le sartie impediscono i movimenti laterali.
Le trinche consistono in una o due legature di catena, le quali stringono fortemente il bompresso al tagliamare. Possono essere sostituite da un collare di ferro, quando non esiste il tagliamare. Questa disposizione trovasi spesso sulle corazzate, le quali devono rientrare il bompresso prima del combattimento.
Le briglie rattengono il bompresso dalla parte di sotto e sono fissate al tagliamare al di sopra della linea di galleggiamento.
Possono essere in cavo od in catena e sono ridate sul bompresso.
Le sartie sono ridate sul bompresso e fissate con laltra estremit sui fianchi della prua.
Le incappellature sono ripartite in gruppi sulla lunghezza del bompresso, e rattenute da scontri di legno. Lordine  il seguente:
1. Stroppo per lo straglio di trinchetto di destra; stroppo pel primo paio di sartie; stroppo per la prima briglia.
2. Stroppo per lo straglio di trinchetto di sinistra, stroppo pel secondo paio di sartie, stroppo per la seconda briglia.
3. Stroppo per la terza briglia.
4. Stroppo per la controbriglia presso la testa di moro.
Nei bastimenti minori gli stroppi per le briglie e sartie sono sostituiti da cerchi di ferro; le incappellature si riducono ai soli stroppi per gli stragli.
Quando gli stragli di trinchetto sono fissati al bompresso, si aggiunge uno stroppo per i bozzelli delle boline di trinchetto.
Le sartie e le briglie sono ridate con bigotte a canali.
Incappellature di fiocco e controfiocco.
Lincappellatura dellasta di fiocco  fatta nellordine seguente:
1. Marciapiedi.
2 Stroppo con radancia per la mura di 2. fiocco.
3. Stroppi dei bozzelli per imbroglio e caricabasso di granfiocco.
4. Stroppi per i bozzelli delle boline di velaccino.
5. Sartie.
6. Briglia.
I marciapiedi sono fissati uno per lato, le estremit poppiere terminano con radancia, ed un aghetto serve ad assicurarle ai golfari della testa di moro di bompresso.
Nella lunghezza vi si fanno dei nodi a turbante per dare un appoggio ai piedi.
Le sartie sono una per lato, e vengono incappellate con una estremit allasta, e collaltra al rispettivo buttafuori di sartia. Cos pure la briglia  incappellata al buttafuori di briglia.
Scopo dei buttafuori  di dare del quartiere alle manovre fisse delle aste di fiocco, onde siano convenientemente assicurate.
I buttafuori di sartie hanno poi un vento per lato incappellato con gassa impiombata alle varee dei medesimi, fermato in vicinanza delle grue dellncora, e ridato con bigotte a canali.
Il buttafuori di briglia ha due venti, i quali lavorano in opposizione alla briglia di granfiocco: sono fermati sul bordo in vicinanza delle grue per le mure di trinchetto e ridati con bigotte a canali o paranchi.
I buttafuori di sartie hanno ancora due mantigli, i quali sono incappellati per una estremit alla varea, e con laltra passano in un bozzello stroppolato sulla testa di moro di bompresso, e sono messi in forza in vicinanza degli apostoli.
Fra le sartie di gran fiocco ed i buttafuori vi  strafilata una rete che serve a raccogliere il gran fiocco onde non si laceri nelle sbattute.
Lincappellatura del buttafuori di briglia si eseguisce nellordine seguente:
1. Venti del buttafuori.
2. Briglia di gran fiocco.
Quella dei buttafuori di sartie :
1. Sartie di gran fiocco.
2. Venti dei buttafuori.
3. Mantigli.
Lincappellature dellasta di controfiocco  la seguente:
1. Marciapiedi.
2. Stroppo pel bozzello di caricabasso.
3. Sartie.
4. Briglia.
Le sartie sono una per lato, la cima poppiera  passata nel foro della varea del buttafuori di sartia, e viene ridata contro il bordo con una radancia.
La briglia  incappellata alla varea, mentre la cima opposta scende nellultimo incavo del buttafuori di briglia, ed  ridata sulla prua con un paranco o semplice radancia.
I marciapiedi sono guarniti in modo analogo a quelli dellasta di fiocco.
Gran parte delle manovre fisse del bompresso a bordo delle navi corazzate, sono ridate con paranchi per averle pi libere nei continui movimenti di alberare e disalberare, richiesti dalla installazione dei cannoni cacciatori.
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CAPITOLO 4.
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Guarnimenti dei pennoni.
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I pennoni hanno al loro centro congegni speciali per alzarli e tenerli sospesi: questi chiamansi drizze. Per mantenerli orizzontali, le loro estremit sono munite di mantigli, mentre le trozze servono ad avvicinarne la parte centrale allalbero.
Inoltre, per muovere il pennone e fargli prendere la posizione pi vantaggiosa rispetto al vento, le sue varee ricevono dei bracci.
Bassi pennoni. I guarnimenti essendo simmetrici dai due lati, lordine in cui procedono dal centro alla varea  il seguente (al centro):
1. Stroppo di catena pel sospenditore.
2. Stroppi per i bozzelli della drizza.
3. Stroppi per i bozzelli di guida delle scotte di gabbia.
4. Stroppi per le trozze.
5. Stroppi per i bozzelli dei caricascotte.
Lungo le guide dinferitura vi sono i bozzelli
per le caricaboline.
Alla varea poi:
1. Stroppi con radancia per inferire la vela.
2. Marciapiedi.
3. Stroppi con radancia per i penzoli dei paranchi di rollio.
4. Stroppi con radancia per i penzoli dei paranchi di cima.
5. Stroppi o penzoli per i bozzelli dei bracci.
6. Stroppi o dormienti dei mantigli.
Le drizze dei bassi pennoni non sono passate che qualora essi debbano venire ammainati.
In circostanze normali sono tenuti a riva da un collare a catena detto sospenditore, il quale abbraccia il colombiere maggiore ed  sostenuto a poppavia da una forte castagnola di ferro.
Allorch le drizze sono passate e messe in forza, un gancio a scocco permette di liberare il pennone dal suo sospenditore.
II pennoni di maestra e trinchetto si alzano dalla coverta col mezzo di un forte paranco, composto con tre bozzelli per ogni albero. Il primo ha due occhi ed  munito di uno stroppo a collare lungo con aghetto; abbraccia il colombiere e rimane sotto la coffa , quasi a toccarla.
Gli altri due sono semplici, fermati sul pennone ad ugual distanza dal centro , lasciando tra loro lintervallo sufficiente per lo stroppo del sospenditore.
Rimangono nella parte superiore del pennone.
I bozzelli di guida per le scotte di gabbia sono uno per lato disposti al disotto del pennone; lo stesso dicasi per quelli dei caricascotte.
Le trozze possono essere fisse o correnti.
Le fisse sono di ferro e si compongono di un cerchio messo sullalbero maggiore con un rilievo dalla parte anteriore, nel quale  praticato un incavo di forma cilindrica nel fondo, con due orecchie sporgenti, forate nel senso verticale; di unansa di ferro a due bracci, applicata nella parte centrale poppiera del pennone.
Unasta corta e solida riunisce lansa al cerchio ov fermata fra le due orecchie con un perno.
Lasta della trozza pu ruotare orizzontalmente intorno al perno che lunisce allalbero e permette al pennone, che trovasi allaltra estremit, un movimento di oscillazione verticale.
Colle trozze fisse i pennoni rimangono sempre staccati dagli alberi, della quantit necessaria, perch possano raggiungere il massimo angolo dorientamento.
Le trozze correnti sono di catena o di cavo fasciato di cuoio: sono doppie o semplici a seconda della grossezza del pennone.
La trozza  data volta sullo stroppo, p. es., di dritta, gira intorno allalbero dalla parte poppiera, passa in una radancia che  sullo stroppo di sinistra, e quindi riceve un paranco incocciato alla barra costiera, il cui tirante va in coverta.
Analogo passaggio avrebbe la trozza di sinistra qualora fossero doppie: in questo caso gli stroppi sono due per lato.
Queste trozze permettono di frenare il pennone allalbero a misura che diminuisce langolo dorientamento.
Il pennone di mezzana non ha generalmente bozzelli per drizza, essendo sufficiente una candeletta od altro consimile paranco per metterlo a posto.
I paranchi di rollio servono ad assicurare il pennone nelle oscillazioni del bastimento; ve ne  uno per lato. Sono composti con un bozzello a violino stroppolato ad un penzolo che a sua volta si unisce allo stroppo corrispondente della varea, e da un bozzello semplice il quale viene incocciato ad uno stroppo, situato sullalbero maggiore.
Questo stroppo porta un altro bozzello semplice pel ritorno del tirante del paranco di rollio.
I marciapiedi sono incappellati alla varea, e laltra estremit, munita di gassa con aghetto, si fissa al centro del pennone.
I marciapiedi sono sostenuti lungo il pennone da pezzi di cavo con radancia, detti reggitori, e legati sulla guida dinferitura.
Gli stroppi per i paranchi di cima terminano con una radancia nella quale si passa il penzolo del detto paranco, allorch si deve issare la barca od altro peso considerevole.
I bracci essendo messi a doppio, gli stroppi ne sostengono i bozzelli necessarii.
I mantigli possono essere messi a triplo, a doppio, o semplici, a seconda della grandezza dei pennoni. Nei primi due casi lo stroppo della varea. sostiene un bozzello semplice, nel quale passa il mantiglio.
Sulle guide dinferitura sono legati i gerli, e i corrispondenti mattafioni per serrar le vele; nonch i mattafioni con cuccinello per i terzaruoli.
Il pennone di mezzana non ha penzoli ai paranchi di rollio. Questi si compongono di due paranchi ordinarii, di cui i bozzelli doppi sono incocciati allalbero, ed i semplici a degli strappi con radancia, situati a circa met intervallo tra la varea ed il centro del pennone.
Pennoni di gabbia. Lordine dei guarnimenti  il seguente (al centro):
1. Collari di ferro per i bozzelli damante.
2. Trozza in cavo.
3. Stroppi per bozzelli di caricascotte.
4. Bozzelli per i caricaboline sulla guida dinferitura.
A met pennone vi  lo stroppo con radancia per i paranchi di rollio.
Alla varea poi:
1. Stroppi con radancia per inferire la vela.
2. Marciapiedi.
3. Stroppi per bozzelli dei bracci.
4. Stroppi per bozzelli dei mantigli o dormienti dei medesimi.
5. Bozzelli delle drizze dei coltellacci.
6. Contromarciapiedi.
I grandi bastimenti con le gabbie semplici hanno due drizze ai pennoni di gabbia, fatta eccezione per la contromezzana che ne ha una sola.
Le drizze si compongono di un amante e di un paranco.
Gli amanti sono messi a doppio; perci al centro del pennone vi sono due bozzelli semplici ove passano e fanno dormiente sul colombiere di gabbia.
La trozza dun pennone di gabbia  situata dalla parte poppiera, e completa, in giro allalbero, il cerchio accennato dalla galavernia.
Le trozze possono essere tutte in cavo o miste. Le miste si compongono di cavo con bertocci (pater), ossia pomi di legno, e traversini che li tengono separati.
I bozzelli per i caricascotte stanno al di sotto del pennone, ove sono fissati con uno stroppo a collare, e sono doppii, dovendo una puleggia servire al passaggio delle scotte di velaccio.
I paranchi di rollio non si mettono che con grosso mare, e sono formati dalle candelette, le quali sono incocciate col loro bozzello semplice allo stroppo del pennone, mentre i bozzelli doppii vengono fissati ad un collare che abbraccia lalbero superiormente alla trozza, ed e scorrevole lunghesso.
Le altre parti dellincappellatura di varea sono simili a quelle dei bassi pennoni.
Il contromarciapiede  impiombato ad una spina fitta allestremit della varea e legato al di dentro dellincappellatura.
I bozzelli per le drizze dei coltellacci sono fermati allestremit del pennone con uno stroppo a coda.
Pennoni di velaccio e contro. I guarnimenti dun pennone di velaccio sono:
1. Cerchio per la drizza.
2. Trozza.
3. Stroppi dei bozzelli del caricascotte.
4. Stroppi per scrociare.
5. Inferitori (se di cavo).
6. Stroppi per inferire la vela.
7. Marciapiedi.
8. Stroppi per bozzelli delle drizze di coltellaccino.
9. Bracci.
10. Mantigli.
11. Penzolo pel caricabasso.
Per un controvelaccio:
1. Cerchio per la drizza.
2. Trozza.
3. Stroppi dei bozzelli di caricascotte.
4. Inferitori.
5. Marciapiedi.
6. Bracci.
7. Mantigli.
La trozza  formata da un doppino di cavo fasciato di cuoio, fermato da un lato sopra la galavernia, e munito di radancia allaltra estremit: unaltra radancia  stroppolata sulla galavernia dal lato opposto.
Un pezzo di sagola serve a chiudere la trozza, legando insieme le due radancie.
Lo stroppo per scrociare  situato ad un terzo della distanza tra la varea ed il centro del pennone. Esso porta una radancia nella sua parte superiore. Dentro la radancia passa una codetta, la quale  impiombata ad altra radancia scorrevole sulla drizza. Tirando la codetta e mollando la drizza, questultima si stende sul pennone fino a toccare lo strappo.
La codetta fa le veci duna catarda, la sua cima viene legata al centro del pennone.
Glinferitori sono incappellati: la cima opposta porta una gassa che serve ad unire linferitore di destra a quello di sinistra col mezzo dun aghetto.
I bracci dei velacci sono doppi sui grandi bastimenti; in questo caso vi  un bozzello incappellato a ciascuna varea del pennone, ed il collare dello stroppo di questo bozzello  unito al collare del mantiglio: quando i bracci sono semplici, si uniscono invece i collari dei bracci con quelli dei mantigli per incappellarli insieme.
I bracci dei contro sono sempre semplici, come pure i mantigli tanto dei velacci quanto quelli dei contro.
I penzoli per caricabasso sono pezzi di sagola della lunghezza di circa mezzo pennone, impiombati con unestremit ad una spina fitta alla cima della varea di velaccio, mentre laltra termina a gassa. Su questa si fissa il caricabasso, allorch si deve scrociare il pennone.
Sulle guide dinferitura vi sono i gerli speciali per dar volta alla vela.
Picchi, boma, aste di coltellaccio. Il picco di mezzana ha due drizze, una detta drizza di gola, e laltra di picco, o di penna.
Alla gola vi  una trozza composta da un cavo fissato ai due corni, il quale  munito di bertocci, ed abbraccia il senale. Lungo il picco vi sono cerchi di ferro per i bozzelli della drizza e per i paranchi di guardia; pi, delle maschette con puleggie per glimbrogli di randa, e bozzelli di guida per i medesimi.
I picchi di maestra e trinchetto, quando servono per ghissi, hanno le due drizze in catena, e fisse.
I paranchi di guardia, od ostini, sono uno per lato, e composti da un penzolo, e da un paranco; il penzolo fa da stroppo al bozzello superiore del paranco, ed  incocciato ad un cerchio che trovasi vicino alla varea del picco.
Essi lo frenano nei movimenti di rollio della nave.
I guarnimenti della boma, sono i seguenti:
1. Scotte.
2. Mantigli.
3. Mustacci o paranchi di cima.
Le scotte sono due, composta ognuna di un paranco doppio, di cui un bozzello (cio quello del tirante)  incocciato ad un cerchio posto sulla boma, e laltro in murata, ciascuno dal proprio lato.
I mantigli son due messi a doppio sui bastimenti di gran mole, semplici sui minori.
I mustacci hanno per ufficio di sostenere lateralmente lestremit della boma in aiuto alle scotte. Si compongono di due penzoli con gancio doppio, incocciati al cerchio di testa, e che portano due paranchi, i di cui bozzelli semplici sono fissati sul coronamento agli angoli della poppa.
Il boma ha una castagnola per assicurarvi la scotta di randa.
Le aste di coltellaccio hanno alla loro estremit esterna unasticella in giro, alla quale  fissato un bozzello semplice pel passaggio della mura. Sulla testa interna vi  fitta una spina che sostiene uno stroppo con coccinello per fissare lasta al pennone, ed un pezzo di cavo, detto coda, che serve a manovrarla.
Le aste di trinchetto hanno, in vicinanza della varea del pennone, un altro bozzello semplice per la drizza di fuori dello scopamare.
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CAPITOLO 5.
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Guarnimenti delle vele.
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Tutte le vele hanno scotte per metterle in funzione, ed imbrogli o cariche per sottrarle allazione del vento.
Le vele quadre posseggono ancora unaltra manovra, detta bolina. Suo scopo  far prendere maggiormente il vento alle vele, allorch i pennoni hanno raggiunto il massimo angolo dorientamento.
Sui gratili di caduta di queste vele vi  una branca o patta in cavo, munita generalmente di un coccinello; ad esso singassa la bolina.
Trevi. I trevi hanno le seguenti manovre:
Scotte, mure, e boline.
Caricascotte.
Caricamezzi.
Caricaboline.
Amanti di terzaruolo.
Ghia del ventrino (cappello).
Le bugne delle basse vele portano ognuna un bozzello a cappello pel caricascotte, e due bozzelli semplici per il passaggio delle scotte e mure.
Dicesi scotta il cavo che serve a fissare la bugna a poppavia, e mura lopposta.
Allorch un trevo  in vela, il pennone essendo bracciato, si dicono semplicemente mura e scotta i detti cavi in azione, gli altri due prendon nome rispettivamente di mura e scotta di rovescio.
Le mure e le scotte sono generalmente messe a doppio. Navigando nella stagione estiva, si usa spesso metterle semplici, facendo con un sol cavo la mura e la scotta dallo stesso lato. In tal caso si sopprimono i due bozzelli della bugna.
I caricascotte servono a portare le bugne sotto ed al centro del pennone. Ve n uno per lato, e sono messi a doppio.
I caricamezzi sospendono il gratile di lunata innalzandolo fin sotto la coffa, mentre i caricaboline distendono, lungo la guida dinferitura, il gratile di caduta. Questi imbrogli sono disposti simmetricamente da un lato e dallaltro.
La ghia del ventrino serve a tenere sollevata la tela ammucchiata al centro del pennone, allorch la vela  serrata. Si compone generalmente di due bozzelli, uno-mobile con gancio semplice che sincoccia in una radancia fissata al centro della vela, dalla parte poppiera fra linferitura ed il 1. terzaruolo; laltro  stroppolato ad un golfare fisso sono la coffa.
Il dormiente del cavo  fermato su questo bozzello, ed il tirante scende in coverta.
A ciascuna varea del basso pennone e fuori del bozzello del braccio vi  un bozzello con stroppo ad aghetto o a coda; lamante di terzaruolo passa in esso, e scende ad una radancia stroppolata sul gratile di caduta della vela, sotto la seconda mano di terzaruoli; quivi  legato.
La cima superiore dellamante rimane distesa sul pennone per un quarto circa della lunghezza di questo e termina con una gassa impiombata, nella quale sincoccia il bozzello semplice duna candeletta, ogniqualvolta si debbono serrare terzaruoli.
I caricamezzi e caricaboline sono doppii, ed hanno una sistemazione speciale che descriveremo in appresso.
Al trinchetto le boline sono una per lato, mentre alla maestra una sola bolina serve per i due gratili, venendo guarnita dal lato della mura. Un paranco aiuta a metterla in forza.
Quando si vira di bordo,  necessario che la bolina caschi dalla vela appena si molla il paranco; a tale scopo  soppresso il coccinello dalla branca di bolina, lasciando semplicemente lo stroppo del medesimo con la sua radancia scorrevole; il doppino di questo stroppo sintroduce nella gassa della bolina, e viene assicurato con un borello di legno. Al borello  unito un pezzo di sagola legata per laltra estremit presso il bozzello di ritorno della bolina. Quando la bolina  mollata, viene in forza la sagola traendo fuori il borello, e cos rimane sciolta la bolina.
Gabbie. Le manovre delle gabbie sono:
Scotte e boline.
Caricascotte.
Caricamezzi.
Caricaboline.
Paranchini di terzaruoli.
Ghia del ventrino.
Le scotte possono essere di cavo od in catena.
Nel primo caso sono a doppio, le bugne portano un bozzello pel loro passaggio, ed il dormiente  fermato sul basso pennone.
Le scotte in catena sono usualmente semplici.
Le bugne portano un bozzello a cappello per il passaggio dei caricascotte: sono messe a doppio, ed il dormiente  fissato al centro del pennone.
I caricamezzi e caricaboline sono semplici, e ve n uno per lato. Sui bastimenti minori non vi sono caricaboline alle gabbie.
I paranchini di terzaruolo sono composti di un amante a doppio con paranco, e sono guarniti simmetricamente da ciascun lato.
Al di sotto dellultima mano di terzaruolo vi  un bozzello a cappello, nel quale passa lamante che fa poi dormiente sul pennone con un nodo danguilla.
Gli amanti sono semplici sui piccoli bastimenti; nel qual caso il loro dormiente  fissato sul gratile di caduta, sempre al di sotto dellultimo terzaruolo.
La ghia del ventrino  formata da un bozzello fissato sotto le crocette e da un altro mobile con penzolo a gancio semplice che sincoccia nella radancia del ventrino della vela. Il dormiente  fatto sul bozzello fisso, ed il tirante va in coffa.
A bordo delle navi minori, la ghia  semplice, e quindi non esiste il bozzello mobile, ma solo il gancio allestremit del cavo.
Velacci e contro. I velacci hanno le seguenti manovre:
Scotte e boline.
Caricascotte.
Caricamezzi.
Le scotte sono semplici, munite di gancio doppio o di gassa e borello per fissarle alle bugne della vela.
I caricascotte sono semplici e dati volta alle bugne, ovvero doppii; nel qual caso vi  sulla vela un bozzello semplice ordinario per il loro passaggio.
Per sospendere il gratile di lunata vi  un solo caricamezzo per ogni velaccio. La cima  fermata alla vela mediante una branca lunga due terzi del gratile di scotta; le estremit di questa branca hanno una gassa da incappellarsi sui coccinelli, i quali dividono la lunghezza del gratile in 3 parti uguali.
Alcune volte, al cavo del caricamezzo vengono fissati altri due pezzi di sagola fermati sui gratili di caduta, in vicinanza delle branche di bolina.
Tale disposizione permette di raggruppare meglio la tela al centro, costituendo essi due caricaboline.
Una gassa, impiombata sul caricamezzo, permette di utilizzarlo anche come ghia del ventrino, allorch la vela  serrata. La gassa viene incappellata ad un coccinello fissato al ventrino della vela.
Il caricamezzo dalla vela sale in un bozzello situato sotto lincappellatura di velaccio e termina in coffa.
Le manovre del contro sono:
Scotte e caricascotte.
Esistono anche le boline, ma non sono generalmente utilizzate.
Le scotte ed i caricascotte sono semplici e vengono fissati alle bugne della vela con nodi di scotta.
I loro tiranti terminano in coffa.
Forza di vele. Parlando delle vele abbiamo gi accennato le manovre occorrenti per mettere in azione la forza di vele; poco altro ci rimane da aggiungere.
Le scotte dei coltellacci sono a doppio, e fermate pel doppino del cavo con semplice nodo da bandiera sulla radancia della vela, essendo le due cime uguali. Vengono ripiegata con la vela.
La drizza e la mura sono semplici e non si guerniscono al coltellaccio che al momento di alzarlo.
Tutte le manovre dei coltellaccini e scopamari sono semplici, e messe a posto solo allorch devono utilizzarsi tutte le vele.
Rande e ghissi. Le rande hanno:
Scotte.
Cariche di penna, di gola, di mezzo e di scotta.
Ghia della pedarola.
La scotta di randa di mezzana  a doppio; perci la bugna porta un bozzello, ed il dormiente trovasi allestremit della boma.
Le cariche sono fatte con un sol cavo per i due lati, venendo il punto di mezzo fissato sul gratile di caduta poppiero al punto conveniente.
Sulle grosse navi vi sono due cariche di penna per lato: una sola sulle minori.
Servono a stringere la vela alla penna del picco, come le cariche di gola la serrano alla gola di esso.
I caricamezzi e caricascotte raggruppano la vela contro il senale.
Se la randa  piccola non ha caricamezzo.
La ghia di pedarola serve a sospendere il punto di mura della randa, per diminuirne alquanto la superficie.
Le manovre dei ghissi sono:
Drizza e scotta.
Caricabasso, caricascotta, cariche di mezzo.
La drizza  guernita allestremit poppiera del gratile dantennale, e serve a stendere la vela lungo il picco, mentre il caricabasso trovasi in direzione opposta per riportare la vela alla gola del picco.
La scotta  fermata da un paranco incocciato alla bugna della vela, il cui bozzello inferiore viene fissato ad un golfare di murata, al momento in cui si vuol bordare la vela.
Il caricascotta  dato volta sulla bugna, e trasporta questa fin sotto la gola.
Le cariche di mezzo sono due per lato, messe ad intervallo regolare lungo il senale e contro questo stringono il restante della vela.
Un solo cavo fissato pel suo mezzo sul gratile di caduta poppiero, forma lo stesso imbroglio dai due lati.
Fiocchi. Lo straglio di parrocchetto di destra fa le veci di draglia alla trinchettina; la vela  inferita sopra anelli o canestrelli scorrevoli ed il vertice della mura  allacciato al bompresso.
La drizza, se semplice,  legata con gancio od aghetto alla testa del fiocco. Quivi  pure legato il caricabasso, il quale passa attraverso gli anelli dinferitura, e col mezzo di un bozzello di guida posto sullo straglio che fa da draglia, cambia la sua direzione per portarsi in coverta.
Le scotte sono a doppio, una per lato, unite alla vela col mezzo dun penzolo a due branche uguali, il quale porta sul doppino un gancio doppio da incrociarsi nella radancia della vela.
Ciascuna branca termina con un bozzello per il tirante della scotta. Il suo dormiente trovasi sul bordo presso la grua dellncora.
La draglia del secondo fiocco  fissata sopra un cerchio di ferro che abbraccia lasta di fiocco, e pu scorrere lungo la medesima col mezzo di due paranchi destinati a trattenerlo in un punto qualunque dellasta. La draglia sale allincappellatura di parrocchetto, passa in un bozzello apposito ed  ridata con un paranco che dalla crocetta scende sulla testa di moro.
Occorrendo di tirare il fiocco in fuori fa duopo allascare la draglia, ed  perci indispensabile mettere il fiocco abbasso.
Le altre manovre di questo fiocco sono guarnite analogamente a quelle della trinchettina.
Il gran fiocco  inferito alla sua draglia, e le sue manovre sono uguali a quelle degli altri fiocchi.
Ha in pi un imbroglio; esso  formato da un cavo solo fissato pel suo punto di mezzo al gratile di caduta, e le due cime passano ognuna dal proprio lato in due bozzelli cuciti ad un anello dinferitura. Questa carica stringe la vela contro la draglia.
Le drizze dei fiocchi possono essere anche messe a doppio; nel qual caso il dormiente trovasi allincappellatura, ov fissata la draglia, e la testa del fiocco ha il bozzello necessario.
Le manovre del controfiocco sono identiche alle altre; solo le scotte sono semplici, formate da un sol cavo col doppino fissato sulla vela.
Le vele di straglio avendo forma simile a quella dei fiocchi, hanno manovre identiche; quindi  inutile parlarne.
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CAPITOLO 6.
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Passaggio delle manovre correnti.
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Le manovre correnti terminano in coverta in vicinanza degli alberi, sia alle cavigliere del centro, sia a quelle di murata. Limitato  il numero di quelle che terminano in altri punti della coverta.
Non potendosi dare una descrizione minuta di tutti i singoli passaggi delle manovre; perch variano in parte, a seconda delle alberature e delle installazioni delle navi, ci limiteremo a parlare delle principali, accennando semplicemente le altre.
Quando la prua  munita di castello, sul trincarino di questo vi sono delle castagnuole per fermarvi le manovre che vengono dal bompresso.
In caso contrario, queste traversano la murata in fori appositi, e sono date volta a castagnuole fissate nei punti utili.
Manovre dei fiocchi. Le drizze doppie di trinchettina, secondo fiocco, e gran fiocco, dalle murate adiacenti al trinchetto salgono a riva pel buco del gatto, passano nei rispettivi bozzelli situati allincappellatura di parrocchetto, scendono nei bozzelli delle teste di dette vele e ritornano a riva ove fanno dormiente sulla stessa incappellatura di parrocchetto.
Se fossero semplici, il dormiente sarebbe, come gi si  detto, sul vertice dei fiocchi.
La drizza di controfiocco, dalla detta murata, sale allincappellatura di velaccino e passando nel bozzello ivi situato va a fermarsi sulla testa del fiocco.
Le drizze sono generalmente situate due per lato, trinchettina e secondo fiocco a sinistra gran fiocco e controfiocco a dritta.
Del resto questa posizione delle drizze dipende dal lato in cui sono incappellati i bozzelli a riva.
Hanno un bozzello sul trincarino per cambiare la direzione da orizzontale in verticale, e sono date volta alle caviglie di murata.
I caricabasso dei fiocchi dal castello, o dai rispettivi fori di murata, scorrono lungo il bompresso, ognuno dal lato ove  la drizza, passano nei bozzelli che trovansi ai piedi delle draglie, e traversando tutti gli anelli dinferitura, fanno dormiente sulle teste delle vele.
I dormienti delle scotte sono fuori bordo in vicinanza. delle grue dellncora; il tirante passa nel bozzello del penzolo, e rientra a bordo da un foro della murata.
Manovre dei trevi. La mura di trinchetto fa dormiente sulla grua apposita situata fuori bordo, entra nel bozzello prodiero della bugna, ritorna alla grua, passa nel bozzello che vi  sistemato e viene dentro il bordo da un foro praticato nella murata.
La scotta fa dormiente ad un golfare fissato fuori bordo, a poppavia del parasartie di trinchetto, entra nel bozzello poppiero della bugna, passando in fuori dei paterazzi e sartie, e, rifacendo la stessa via, la cima viene dentro il bordo, passando per una cavatoia con puleggia, praticata nella murata al di sopra del golfare ove trovasi il dormiente.
La scotta e la mura di maestra hanno analoga sistemazione, solamente il bozzello ed il dormiente di questultima trovansi sul trincarino del passavanti.
Il caricascotte dun trevo dalla cavigliera sale al bozzello situato sotto il pennone, scende al bozzello della bugna, e ritorna al pennone, in giro al quale fa dormiente con un nodo danguilla.
Il caricaboline si compone essenzialmente di due cavi, e di un bozzello incrociato.
Il cavo inferiore fa dormiente ad un golfare di coverta, sale alla puleggia inferiore del bozzello incrociato, e scende alla cavigliera.
Nella puleggia superiore di questo bozzello vi  il doppino dellaltro cavo, le cui due cime salgono sempre a poppavia del pennone, fin sotto la coffa; una di esse passa nel bozzello pi in fuori dei due che trovansi fissati sotto la coffa, va nel bozzello pi infuori della guida dinferitura ed  data volta ad un coccinello fissato sul gratile di caduta della vela al principio della branca di bolina.
Laltra cima passa nei bozzelli pi interni della coffa e della guida, e fa dormiente ad un coccinello posto alla fine della branca di bolina.
Anche i caricamezzi sono composti ognuno da due cavi ed un bozzello incrociato, e fanno via dalla parte prodiera della vela. Il dormiente del cavo inferiore  fissato generalmente ad un golfare situato sul passavanti, per la maestra e sulle maniglie degli stragli, pel trinchetto: dopo essere entrato nella parte inferiore del bozzello incrociato, passa in un bozzello fissato in vicinanza del dormiente.
Laltro cavo  passato nella puleggia superiore del detto bozzello incrociato, in maniera da lasciar dellin bando alle due cime, le quali vanno ad un bozzello doppio situato sotto la coffa, e scendono sulla vela. Una cima passa nella radancia di legno pi in fuori del gratile di lunata, e vien fermata sul coccinello pi vicino alla scotta, laltra cima fa via uguale con la radancia e coccinello situati pi verso il centro del detto gratile.
Le boline di trinchetto sono ingassate ai coccinelli delle branche, vanno ai loro bozzelli del bompresso, e ritornano in coverta.
La bolina di maestra, che gi abbiamo descritto, dalla branca va ad un bozzello situato un po al disopra della cavigliera di trinchetto, e riceve un paranco sul suo ritorno.
Manovre delle gabbie. Le scotte delle gabbie dalla coverta salgono ai bozzelli di guida, situati sotto il pennone maggiore, passano nella cavatoia con puleggia, praticata nella noce dei medesimi, e vanno a fermarsi sulla radancia della bugna. Se sono a doppio, dal bozzello della bugna scendono nuovamente al basso pennone, e fanno dormiente sulla varea dei medesimi.
I caricascotte dalla cavigliera salgono al colombiere pel buco del gatto; passano in un bozzello di guida, cucito alla testa di moro, e quindi in quello del pennone, e sono messi a doppio come pei trevi.
I caricaboline sinnalzano dalla coverta ad una pastecca fissa sulla barra costiera delle crocette, scendono ai bozzelli situati sulla guida dinferitura e vanno a fissarsi ai gratili di caduta della vela.
l caricamezzi vanno a riva, come i caricaboline, passano nei bozzelli situati sotto lincappellatura di gabbia, scendono al centro del pennone nei bozzelli di guida, e da questi vanno ognuno dal proprio lato a fermarsi sui coccinelli del gratile di scotta passando nelle relative radancie di legno.
Lamante di terzaruolo sale pel buco del gatto, fin sotto le trinche di gabbia, passa sulla puleggia superiore di una vergine situata ivi fra la prima e la seconda sartia, scende nellincavo con puleggia allestremit della varea del pennone, indi nel bozzello a cappello fermato sulla vela, e risale a far dormiente sul pennone. Quando non  a doppio, fa dormiente direttamente sul gratile di caduta.
Le boline di parrocchetto dalla branca scendono in bozzelli simmetricamente disposti sulla testa di moro di bompresso, e giungono in coverta, attraverso la murata.
Le boline di gabbia vanno a due bozzelli fermati sul colombiere di trinchetto, e pel buco del gatto scendono in coverta a murata.
Le boline di contromezzana passano nei bozzelli situati sullalbero sotto la coffa di maestra e scendono alla cavigliera.
Manovre dei pennoni maggiori. I mantigli dei pennoni maggiori fanno dormiente sulla testa di moro, scendono nel bozzello incappellato alla varea, ritornano alla testa di moro passando in un bozzello fissato al di sotto del dormiente e scendono in coverta ove ricevono un paranco. Alcune volte  lo stesso cavo che fa da tirante al paranco.
Se sono semplici, sono incappellati direttamente alla varea.
Il braccio di trinchetto dalla coverta al piede dellalbero di maestra sale ad un bozzello di guida, sotto la maschetta, corre verso la varea del pennone di trinchetto, passa nel bozzello ivi incappellato, e torna indietro per essere legato nella coffa di maestra, ove arriva seguendo la via della branca dello straglio.
Il braccio di maestra parte dalla murata a poppavia dellalbero di mezzana e la traversa in un incavo con puleggia, entra in un bozzello sullangolo della poppa situato sopra unasta di ferro, e va quindi al bozzello della varea, ritorna poi a far dormiente alla estremit dellasta che sostiene il bozzello di guida.
Il braccio di mezzana dalla cavigliera di maestra sale al bozzello ov situata la bolina di contromezzana, va al bozzello del pennone e ritorna a far dormiente sullalbero di maestra.
Pennoni di gabbia. Lamante di una drizza di gabbia sale dalla coverta direttamente nel bozzello sotto le crocette, passando a poppavia della coffa, scende in quello del pennone per risalire nuovamente sulle crocette, ov fermato in giro al colombiere. La parte inferiore dellamante riceve un paranco, il cui bozzello inferiore  incocciato sul parasartie in vicinanza dei paterazzi. Il tirante viene in coverta a murata, passando in un bozzello quivi situato.
Il mantiglio fa dormiente sul colombiere di gabbia, scende al bozzello del pennone, ritorna a riva, e dopo essere passato sulla puleggia inferiore della vergine, scende in coffa od in coverta.
Se il mantiglio  semplice pu essere incappellato, ovvero incocciato ad uno strappo, con radancia situata sul pennone.
Il braccio di parrocchetto  fermato con gassa ad aghetto sopra i collari degli stragli di gabbia. La cima libera  diretta nel bozzello della varea del pennone, e da questa ritorna alla maestra, ove passa in un bozzello di guida sullo straglio di maestra, ed in un altro situato sulle maschette, e quindi scende alla cavigliera.
Il braccio di gabbia  fermato in modo analogo sullo straglio di contromezzana. La cima va al bozzello di varea del pennone, ritorna alla mezzana in un bozzello fissato ad un cerchio che abbraccia lalbero a circa met della sua altezza, e scende in un bozzello di ritorno situato in coverta.
Il braccio di contromezzana  assicurato con aghetto ad un occhio sulla testa di moro di maestra, la cima corre nel bozzello di varea del pennone, ritorna alla maestra, passa in un bozzello situato sul colombiere, e scende in coverta alla caviglieria.
Manovre dei velacci e contro. La drizza di un velaccio o contro fa dormiente sul cerchio del pennone con un gancio doppio, passa nella sua cavatoia praticata nellalberetto, e scende in coverta passando in un foro apposito, fatto nel tavolato della coffa fra le due barre costiere.
In navigazione le drizze dei velacci ricevono un paranco, il cui bozzello superiore  munito di uno stroppo a bozza, mediante la quale si fissa sulla drizza; linferiore  fissato in coffa, ed il tirante scende alla cavigliera.
Il braccio di velaccina dalla murata presso lalbero di maestra sale, attraverso il buco del gatto, ad un bozzello fermato sulla sartia prodiera di gabbia, un poco al di sotto dellincappellatura, va al bozzello della varea del pennone, e torna alla sartia prodiera di gabbia, ov legato.
Il braccio di gran velaccio ha analogo passaggio, partendo dallalbero di mezzana.
Spesso, sulle branche degli stragli di gabbia, vi sono bozzelli di guida per questi bracci.
Allorch essi sono semplici, terminano con un collare che viene incappellato alla varea del pennone.
Il braccio di belvedere dalla murata dellalbero di maestra sale pel buco del gatto, ad un bozzello doppio fisso sopra la testa di moro di maestra, e va direttamente alla varea del pennone.
I bracci del contro trovansi allo stesso punto a murata dei bracci di velaccio rispettivi, e passano nelle stesse bigotte di guida sulle sartie maggiori.
Il braccio di controvelaccino, passando pel buco del gatto, sale direttamente sotto lincappellatura di gran velaccio, passa in un bozzello fermato al manicotto e va ad incappellarsi alla varea del pennone.
Il braccio di contro gran velaccio sale sotto la incappellatura di belvedere, passa in un bozzello fermato al manicotto, e corre alla varea del pennone.
Il braccio di controbelvedere sale ad una puleggia della pastecca poppiera della crocetta di gabbia e va allestremit del pennone.
I mantigli sono incappellati alle varee, ed i loro collari vengono uniti a quelli dei bracci mediante legature, in maniera da incappellare il tutto insieme: salgono alle vergini, o radancie fissate alle rispettive incappellature, e scendono nelle coffe.
Le scotte dei velacci sono fissate alle bugne con gancio doppio, scendono alle cavatoie o pastecche praticate sulle noci dei pennoni di gabbia, quindi nei bozzelli di guida dei caricascotte, tanto in quelli messi sotto i pennoni che negli altri delle teste di moro, e giungono in coverta passando pel buco del gatto. Le scotte di contro dalla coffa salgono ad un bozzello di guida fissato allincappellatura di gabbia, indi nel bozzello doppio dei caricascotte di velaccio, e passando nelle pastecche della varea si fissano alla bugna della vela.
Il caricascotte dun velaccio dalla coverta sale al bozzello di guida sullincappellatura di gabbia, va al bozzello sotto il pennone, passa in quello della bugna, e fa dormiente in giro al pennone.
Il caricascotte dun contro dalla coffa sinnalza al bozzello del pennone, ed  dato volta sulla bugna.
La bolina di velaccino dalla branca scende al bozzello situato sullincappellatura di gran fiocco, e correndo lungo il bompresso arriva in coverta, traversando la murata.
La bolina di gran velaccio dalla vela  diretta ad una puleggia della pastecca poppiera della crocetta di parrocchetto, e scende in coverta a murata.
La bolina di belvedere scende sul bozzello della testa di moro di maestra, e quindi in coverta.
I caricamezzi dei velacci salgono ad un bozzello sotto la rispettiva incappellatura, e vengono poi in coffa.
Rande e ghissi. Parlando delle manovre di queste vele si  gi detto quanto basta per capire senza altri dettagli la loro posizione. Tutti glimbrogli terminano a pi dalbero, meno i caricagola di randa i quali non avrebbero lo spazio sufficiente per stringere convenientemente la vela; perci sono messi in azione a murata, ed a proravia dellalbero.
I mantigli della boma fanno dormiente sotto la coffa di mezzana sulle barre costiere, scendono nel bozzello della boma, ritornano a riva, passano nel rispettivo bozzello fissato allincappellatura e scendono a murata, ove ricevono un paranco.
La drizza di gola del picco di mezzana  composta da un semplice paranco incocciato alla gola e sotto la coffa; il suo tirante scende a murata.
La drizza di penna o di picco fa dormiente sul colombiere di contromezzana, scende al bozzello pi in fuori del picco, da questo va al bozzello doppio situato sulla testa di moro di mezzana, ritorna sul picco al bozzello pi interno, indi a quello della testa di moro, e scende quindi in coverta a murata, dalla parte opposta alla drizza di gola.
Forza di vele. Per la drizza di fuori dello scopamare occorre da ciascun lato un bozzello con lungo penzolo fermato allincappellatura di parrocchetto. La drizza  data volta al pennoncino, passa nel bozzello dellasta, indi in quello del penzolo e viene in coverta.
La drizza di dentro dalla bugna va ad un bozzello sono la coffa e scende in coverta.
La scotta passa in una cavatoia a murata in vicinanza di quella per la scotta di trinchetto, ed  fermata sulla branca del pennoncino inferiore.
Limbroglio  dato volta sul pennoncino inferiore, sale ad un bozzello fermato sul pennoncino superiore o sulla varea di trinchetto, e viene in coverta.
La drizza dun coltellaccio sale dalla coverta ad un bozzello situato sulla testa di moro di gabbia, scende al bozzello della varea di gabbia, ed  data volta sul pennoncino.
La mura dal bozzello dellasta va in murata a poppavia del suo albero nel posto pi conveniente.
Le manovre dei coltellaccini vengono generalmente in coffa.
La drizza dun coltellaccino sale ad un bozzello sullincappellatura di velaccio, va a quello di varea, ed  data volta sul pennoncino.
La mura e la scotta sono fermate in coffa.
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APPENDICE.
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Nozioni sulla maniera di governare3.
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La ruota del timone  ordinariamente disposta in modo che basta spingere il raggio superiore dalla parte verso la quale si vuole fare accostare la nave.
Per dirigere il bastimento nella direzione data, bisogna tenere, per quanto  possibile, la linea di fede della chiesuola sul rombo indicato. Se la linea passa sulla dritta, si gira la ruota a sinistra; a dritta invece, se la linea  venuta sulla sinistra. Conviene per fare attenzione di mettere la minor quantit possibile di barra, da un lato o dallaltro, onde non aumentare le straorzate del bastimento. Ci si pratica quando la notte  oscura e con nebbia; ma allorch il tempo permette di scorgere gli oggetti in avanti della nave, se ne sceglie uno pel rombo indicato e vi si tiene la prua diretta sopra.
Generalmente si sceglie un punto della costa, un promontorio,un rialzo, la linea dune valle, ecc. Loggetto  tenuto in linea col mantiglio di trinchetto, od altra manovra prodiera, la ruota  girata a dritta od a sinistra, secondoch loggetto se ne allontana da una parte o dallaltra.
Questo metodo di governo si usa sui bastimenti naviganti a vapore, ovvero alla vela, con vento largo od in poppa.
Se si traversa una corrente, e si voglia tenerne conto nella rotta che si segue, invece di scegliere loggetto nella direzione della prua, si prende sottovento alla corrente, e si tiene costantemente in linea col punto della nave indicato dallufficiale di guardia.
Cos, ad esempio, la prima sartia di trinchetto con una casa, un faro, un bastimento alla fonda, ecc.
Di bolina. Stringendo il vento, il timoniere deve regolarsi sulle vele. Se le vele si sventano per pi di un ferzo, si mette una o due caviglie sottovento, cio si fa venire un po di barra al vento. Se invece portano in pieno, si mettono una o due caviglie al vento. Quando si  di bolina, si ha sempre generalmente un po di barra al vento, a causa dello sbandamento della nave: a misura che linclinazione aumenta, si  costretti ad aumentare anche la quantit di barra, per impedire che il bastimento venga troppo allorza. Essendo molto alla poggia, conviene mettere poca barra sotto per farlo ritornare di bolina; mettendone troppa il bastimento sale bruscamente al vento, e si rischia di sventare le vele.
Navigando di bolina, o con vento largo e mare grosso, quando una forte onda arriva sulla nave, si mette un po pi di barra, al vento, onde il bastimento eseguisca una piccola poggiata al momento in cui londa viene a battere contro il bordo: immediatamente dopo, si raddrizza la barra in modo da orzare alquanto allorch il cavallone arriva sulla poppa.
Si evitano in tal modo gli urti violenti, e non simbarca acqua.
Quando il mare  al giardinetto, si evitano le grosse onde facendo una piccola orzata al momento in cui vengono ad urtare la poppa, ed una piccola poggiata allorch la prua  minacciata.
Alla cappa. Se si  alla cappa, il bastimento avendo piccola velocit, e le onde tendendo sempre a farlo poggiare, si  obbligati ad avere costantemente quasi tutta la barra sotto. In tale posizione essa forza ora in un senso ora in un altro, anzich forzare unicamente da un lato, come avviene correndo di bolina, o a vento largo, in cui tende sempre a raddrizzarsi. A ci deve badare il timoniere onde non lasciarsi sorprendere da qualche movimento brusco, e farsi vincere la mano dalla ruota.
Quando londa arriva sulla prua, spesso il bastimento rincula, il timone fa forza per mettere la barra sottovento, ed il timoniere  obbligato ad impedirlo: per se lo sforzo  considerevole, deve cedere un po, cio mollare una o due caviglie; senza di ci la testa del timone potrebbe rompersi sotto la scossa.
Allorch londa  vicina alla prua, bisogna raddrizzare alquanto la barra, onde col movimento di poggiata render meno forte lurto.
Londa arrivando sulla poppa, si orza un poco per la stessa ragione.
Quando la prua ricade nel vuoto dellonda, questa passando rapidamente sul timone tende a raddrizzare la barra. Il timoniere deve agguantare la ruota, per quanto  possibile, ma se lo sforzo  considerevole, pu cedere una o due caviglie.
Per meglio resistere a questi sforzi, i timonieri hanno labitudine di abbassarsi e trattenere la ruota per mezzo delle caviglie inferiori.
Questi movimenti devono essere fatti con molta precauzione, giacch alla minima inavvertenza luomo pu essere sollevato dalla ruota e lanciato sottovento.
Vento in poppa. Essendo in poppa il bastimento, fa spesso delle forti straorzate da un lato o dallaltro, e si  costretti a mettere molta barra da una parte o dallaltra per moderarle.
Labilit del timoniere consiste nel raggiungere questo scopo impiegando la minor quantit possibile di timone. Se il mare  grosso, deve rivolgere la sua attenzione a non dare falsi colpi di barra, e presentare esattamente la poppa allorch un colpo di mare la minaccia, vale a dire mettere sempre la barra dal lato della poppa che minaccia londa, e metterne moderatamente; poich la velocit essendo forte, un colpo di barra troppo ampio lancierebbe rapidamente il bastimento dal lato opposto, senza che fosse possibile arrestarlo.  Allora il mare simbarcherebbe a bordo in modo compromettente, conseguenza inevitabile dellurto dellonda pel giardinetto. La barra deve essere quasi in mezzo al momento in cui il cavallone urta la poppa.
Manovrando a riva. Prendendo terzaruoli alle gabbie, si deve governare in modo da tenerle in filo, e conviene far attenzione perch, se il bastimento strapoggia, la tela, gonfiandosi bruscamente, tende ad incappellare gli uomini e rovesciarli indietro dal pennone; se invece straorza, la tela gonfiata fa forza sui marciapiedi, e sollevando gli uomini pu capovolgerli a proravia del pennone.
Quando si serra una gabbia, o vi si prende il terzo o quarto terzaruolo, imbrogliandola, il timone deve essere tenuto in maniera che la vela porti un po, per impedire sempre le straorzate, perch la tela pu incappellarsi alla varea del pennone, e far correre dei rischi serii agli uomini che vi si trovano sopra.
Precauzioni. Con cattivo tempo gli uomini del timone devono avere sempre la camicia di fatica e di lana nei calzoni, ed il cappotto abbottonato per non dar presa alle caviglie della ruota.
La ruota deve sempre essere tenuta, afferrandola per le caviglie superiori quando si vuol impedire che giri dal proprio lato, e per le inferiori quando si frena per il giro dal lato opposto.
Se la ruota scappa di mano, conviene riprenderla quando si  fermata, e lentamente riportarla nella primitiva posizione.
In ultimo, se il bastimento tocca colla poppa, si deve immediatamente abbandonarla, onde non esporsi ad essere trascinati dai vorticosi movimenti della ruota.
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FINE.